Sono necessari 25 mila euro per valutare il dissesto idrogeologico che grava sulla vecchia strada della Valcellina. A tanto ammonta il contributo erogato dalla Regione al Parco naturale delle Dolomiti friulane, a cui è affidata la gestione della Forra del Cellina. L’intento è quello di accertare se sia possibile aprire al transito turistico l’intera ex statale 251 a picco sull’orrido del torrente. Al momento, soltanto un tratto della strada è aperto al pubblico durante la bella stagione. Il rischio di frane e di cedimento di massi è infatti troppo alto per garantire la piena sicurezza. La richiesta è stata sollecitata più volte anche in consiglio regionale da Nicola Conficoni, esponente del Partito democratico. «Siamo soddisfatti di questo primo passo in avanti – ha commentato il sindaco di Erto e Casso e presidente del Parco, Fernando Carrara –. I fondi ci permetteranno la nomina di un geologo. Il professionista studierà la gravità di alcuni distacchi dalle pareti rocciose che in passato hanno già manifestato la loro precarietà. Poi seguirà la bonifica e ci affideremo ai fondi del Piano di resilienza per attuare il progetto». La strada sale da Montereale alla Molassa e sbuca a ponte Antoi di Barcis dopo aver superato alcuni esempi di archeologia industriale, come la vecchia diga degli inizi del Novecento. —fmv
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La bolp de Meneghe
Sti dis passes, quan che al bosc al ara dut ros, a me a vegnu in ment una fantonia che la contava la me mo Pina; chela de al bolp de Meneghe; liei – la me mo – la conoseva begn Meneghe parce che chi de Nicol i aveva tagn pres e bosch a Meneghe, che a chel temp Meneghe al ara dut dei Thimolians e sol daspuò a le stè vendu a chi de Penei. La fandonia la parla de Svalt de Penei che all’ara dhu a legne a Meneghe, proprio quanche i arboi i dheventrava ros; sta dhe fato che quanche al tornava dola che al aveva lasè al rosac al no lo sciatava mei al toc de la polenta e del formai, che all’ara al so mangè de mesdì. Calche dhun ai robava ogni dì al mangè; passa un dì , passa doi , passa trè, a no in podheva pì. Al se aveva agn sciupè par vethe chi che al ara che ai robava al mangè ma al no l’ara rivè a capì ce che a sothedheva; al terth dì ai sbrisa al vuoi in tal cogol de le fuoie rosse che all’aveva ingr continua su https://cimolais.it/fandonie/ WebCam
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