Realizzata una nuova pensilina per la fermata del bus in Via Roma. La struttura è stata fornita dalla Ditta CB Group da Milano. Costo complessivo 24.997,50.
La pensilina è a norma con le nuove leggi e risulta più funzionale della precedente.
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Novità nel sito la pagina dei libri che parlano di Cimolais!
Se volete approfondi re la storia, le tradizioni e gli usi di Cimolais, vi invitiamo a visitare la pagina https://cimolais.it/i-libri-su-cimolais/
Troverete interessanti notizie storiche, il racconto dei cimoliani, audio e video del nostro stupendo Thimolei!
I libri sono in formato digitale.
Buona lettura!
La scossa sismica di questa mattina è stata avvertita anche a Cimolais.
Un terremoto di magnitudo ML 2.9 è avvenuto nella zona: 3 km E Andreis (PN), il
con coordinate geografiche (lat, lon) 46.2092, 12.6557 ad una profondità di 11 km.
Il terremoto è stato localizzato da: Sala Sismica INGV-Roma.
Altre due scosse di minore intensità erano state registrate ieri. Lo sciame sismico sembra non fermarsi,
dalle ore 14:00 alle ore 17:00
Orario invernale (ora solare) ogni 15 giorni
Orario estivo (ora legale) tutti i sabati
Per accedere al servizio è necessario esibire il proprio Codice Fiscale.
Gea SPA
numero verde 800501077
Vogliamo raccontare oggi la storia di Giovanni Protti emigrato in Brasile nel 1877.
Giovanni (João) Protti è il capostipite della famiglia PROTTI nella Picada da Conceição. Nacque l’11 settembre 1845 e morì il 29 luglio 1909. Emigrò in Brasile nel 1877, proveniente da Cimolais , in provincia di Udine, in Italia.
Egli faceva parte di un gruppo di 70 famiglie di immigrati italiani. In origine erano destinati alle colonie del nord-est della provincia (regione di Caxias). Tuttavia, questa spedizione di immigrati fu deviata dalle autorità verso la quarta colonia imperiale, nel centro della provincia, cioè verso la futura colonia di Silveira Martins, allora ancora denominata “Núcleo Russo di Santa Maria da Boca do Monte”.
Nella suddetta colonia era in corso un problema. Gli immigrati russo-tedeschi, giunti da poco tempo e insoddisfatti, cominciavano ad abbandonare il nucleo, desiderando trasferirsi in Argentina. Per dare continuità alla colonia, le autorità decisero di inviarvi questa spedizione di immigrati italiani, nonché altre che seguirono.
Giovanni Protti, uomo attivo, determinato e – in un certo senso – leader naturale, guidò l’arrivo a Silveira Martins di questa prima spedizione di immigrati italiani, giunti nel settembre/ottobre del 1877. Inizialmente sistemato provvisoriamente in un “barracão” (baraccamento), si trasferì successivamente con la famiglia nel lotto rurale n. 483, nella Linea 1 Nord di quella colonia, dove svolse attività agricole. Acquistò anche il lotto urbano n. 100. I titoli provvisori di proprietà furono concessi nel giugno del 1882 dal capo della Commissione delle Terre di quella colonia, l’ingegnere José Manoel da Siqueira Couto.
Era sposato con Giuditta Brum, dalla quale ebbe due figli: Stephano (Estevão), nato in Italia il 16 luglio 1870, e Luísa, nata il 2 luglio 1879 già a Silveira Martins; la madre Giuditta morì in conseguenza del parto. Entrambi i figli si sposarono a Picada Conceição.
Sempre a Silveira Martins, Giovanni Protti contrasse seconde nozze, sposando Catarina Aita il 14 agosto 1881. Da questo secondo matrimonio nacquero otto figli, dei quali i primi sei a Silveira Martins e gli ultimi due a Picada Conceição.
Più tardi, verso la metà del 1890, egli si trasferì con altri immigrati italiani a Picada Conceição. Acquistò da José Gabriel da Silva Lima due colonie di terreno, ciascuna di 484.000 metri quadrati, a ovest delle terre di Simão Hickenbick e del prolungamento sud della Linea 3 Ovest (strada che dà accesso al villaggio di Barreiro). Grazie alla sua naturale leadership, divenne una sorta di rappresentante di José Gabriel presso gli immigrati italiani provenienti da Silveira Martins, anche per le trattative di compravendita dei terreni. Fu inoltre sua la prima osteria (bolicho) che funzionò a Picada Conceição.
Diede origine a una numerosa discendenza
Da un lato le polemiche e i malumori sui dialoghi, dall’altro l’apprezzamento per musiche e balli tradizionali friulani dei danzerini di Aviano.
Non solo delusione e irritazione tra i telespettatori friulani per la resa linguistica dei protagonisti nella serie “Prima di noi”, con molte critiche stizzite per quella che molti definiscono una «cantilena dialettale» più vicina al veneto che ai suoni e alle cadenze della lingua friulana. I primi episodi della serie trasmessa su Rai1, ambientati a Cimolais, hanno visto la comparsa di componenti del gruppo folcloristico Federico Angelica in alcune scene nei primi minuti del secondo episodio: nonostante l’abbigliamento cimoliano, gli avianesi avranno riconosciuto i volti familiari, i fazzoletti, gli scarpets e le musiche tipiche sia durante il pranzo in campagna sia nella successiva scena del ballo tradizionale, organizzato per festeggiare le nozze tra Nadia Tassan e Maurizio Sartori.
«Un’emozione rivedersi sul piccolo schermo. È stata un’esperienza impegnativa ma gratificante» racconta Michele Gasparetto, presidente dell’associazione Federico Angelica. Una delegazione composta da una decina di danzerini aveva infatti partecipato nell’ottobre 2023 alle riprese a Cimolais. «La protagonista e il regista ci hanno ringraziato più volte, facendoci sentire parte integrante e fondamentale per la riuscita delle riprese» rivela Gasparetto.
La delegazione aveva raggiunto la Val Cimoliana di buon mattino: il primo giorno era stato dedicato alle prove costume, seguite da sessioni di trucco e parrucco. Il giorno dopo, le riprese erano andate avanti dalle 7 alle 17. In totale, tra prove, preparazione e registrazioni, l’impegno sul set era durato quasi tre giorni. «Seppur sia una scena di pochi minuti dietro ci sono tante ore di lavoro» racconta un danzerino che ha preso parte alla fiction.
Un momento d’orgoglio per il gruppo, racconta invece il presidente dell’associazione, «è stato insegnare alla protagonista Linda Caridi il ballo della scena del matrimonio. Per prepararla, ci siamo recati a Barcis cinque volte, affiancando la produzione nella ricostruzione dei passi della danza originale».
Non mere comparse quindi, alla luce del ruolo attivo nelle scene che ha ricoperto il gruppo folcloristico, contribuendo alla ricostruzione autentica delle musiche e delle danze tradizionali in collaborazione con la produzione Rai. «L’aiuto-regista ci aveva contattato in quanto unico gruppo storico della zona, proprio per avere un supporto nelle danze dell’epoca» spiega Gasparetto.
Nonostante l’ampio guardaroba di abbigliamento storico della Rai, poi, alcuni elementi dei costumi – come fazzoletti e scarpets – sono stati prestati dal gruppo alla produzione per l’occasione. Dalla collaborazione cinematografica infine ne è nata un’amicizia con l’aiuto-regista, le costumiste e la stessa Linda. «Un’esperienza che ci lascia ben sperare per il futuro – auspica Gasparetto – in vista di nuove possibili collaborazioni». —fmv
In occasione della festività di Sant’Antonio Abate vi riportiamo il ricordo della costruzione della chiesetta dedicata a Santo in Bresin di Cimolais di Antonio Morossi TOnit. Tratta dal libro sulle chiesette di Cimolais realizzato dall’Associazione Intorn al Larin e edito dall’Ecomuseo Lis Aganis

Succede che la Rai mandi in onda una serie televisiva dai nobili quanto complessi obiettivi, ovvero “Prima di noi”, una lunga storia della società e del mondo italiano compresa fra il dramma della Prima guerra mondiale e i famigerati anni di piombo. È corretto attendere le prossime puntate per esprimere un giudizio equilibrato sugli intenti raggiunti. La prima puntata essendo dedicata alle vicende della Prima guerra mondiale è tutta ambientata nel nostro mondo friulano e a differenza di altre fiction più o meno osannate e criticate, osa l’inosabile ovvero inserire nei dialoghi fra i vari personaggi alcune parole e alcune battute in lingua friulana. Ne sono bastate una manciata per scatenare reazioni varie.
Mettiamo un po’ di ordine: su diverse pagine Facebook di matrice non friulana è nato un piccolo scandalo. Queste parole “dette in un dialetto che non si capisce” hanno fatto innervosire più di qualcuno facendogli dimenticare un paio di considerazioni assai importanti. La prima la più ovvia, la più banale quella che tutti dovrebbero sapere, è che non di dialetto si tratta bensì di lingua; il fatto di ignorare questa distinzione denota sicuramente ignoranza ma la cosa forse più preoccupante è il fatto di trascurare l’esistenza di minoranze come fosse scontato che l’omologazione debba rullare tutto e tutti.
La seconda osservazione è che questi strali non si alzano mai quando siamo dinanzi a produzioni televisive in cui il napoletano o romanesco la fanno da padroni. E pensare che anche ai tempi di Troisi c’era chi non digeriva questo suo linguaggio strettamente napoletano anche se universalmente comprensibile. Ma d’altra parte l’uso nella nostra lingua, seppure sporadico e a volte appena accennato, ha provocato risentimento anche nel mondo friulano e devo dire non del tutto a torto. Gli attori provano a mettere in evidenza una sorta di cantilena dialettale popolare che poco ha a che fare con i suoni, i ritmi e le cadenze del friulano. A loro difesa annunciano di essersi consultati con una fantomatica Accademia della lingua friulana di cui mi piacerebbe conoscere l’organigramma, la sede, i contatti. D’altra parte, non riesco a capire come e perché non si sia potuto usare dei professionisti locali, perché il Friuli ormai può vantare attrici e attori assolutamente di livello e devo dire nettamente migliori di un paio di interpreti che all’interno della serie davvero stentano. Non credo fosse così difficile trovarli e affidarsi a loro.
Però va detto in conclusione e provando a tirare un bilancio un po’ più ottimistico che la comparsa della lingua friulana in una serie di carattere nazionale, proprio per il fatto di aver suscitato così tante polemiche, dimostra che un tabù si è rotto, dimostra che finalmente noi esistiamo e seppure questo esistere sia stato appena accennato e in parte stravolto da una scarsa conoscenza nella nostra lingua, va dato atto a Daniele Lucchetti di aver osato quello che fino adesso nessuno aveva osato fare nemmeno nei famosi e celebrati “casi di Teresa Battaglia”. —fmv
Lo stupore di fronte alle vette innevate che sembrano dune nel deserto. La tenacia di chi, con corde di canapa o accompagnato da un drone, affronta un’arrampicata. Il medesimo desiderio di ignoto che spinge nelle buie viscere della terra. Scatti a distanza di un secolo che raccontano il rapporto tra uomo e natura. Li ha raccolti, nel corso dello scorso anno, la sezione Cai di Pordenone nell’ambito delle celebrazioni per il centenario che domani vedranno la loro conclusione con un evento speciale.
Dal concorso Obiettivo montagna è nata l’omonima mostra che «è più di un confronto fotografico: è un racconto sul tempo, sul paesaggio e sulla memoria» spiega il Cai. Mettendo a confronto foto storiche e scatti contemporanei, l’associazione ha raccolto nel corso dell’anno circa 200 fotografie di 30 autori, che hanno dato la visione attualizzata delle immagini prese dall’archivio storico della sezione. Sedici opere in mostra, cinque quelle premiate: ne mostriamo una selezione in questa pagina.
Nella fotografia Vista sugli stavoli (che si è aggiudicata il primo premio) il tempo sembra essersi si fermato. Ma nonostante il passaggio dell’uomo sia evidente, tanto nella foto di inizio ‘900 quanto nello scatto contemporaneo la vera protagonista è la montagna. Come lo è anche nei Rilievi innevati che si sono aggiudicati il secondo posto: colore e geometria disegnano un paesaggio quasi astratto.
L’ Arrampicata in parete è la protagonista degli scatti al terzo posto: dagli indumenti in lana ai materiali moderni, l’ascesa resta un’intima sfida con la natura. La Campana in vetta che domina il Campanile di Val Montanaia è stata invece messa a confronto con quella Cima Alta Luce rivolta verso il Monte Rosa: risuonano della stessa eternità. Il quinto premio assegnato a Progressione in grotta rivela come ad essere mutate non siano state solo le attrezzature degli speleologi. La presenza di una giovane donna è un segno come sia cambiata la tecnica, ma soprattutto i protagonisti.
Una selezione attenta e accurata, affidata a esperti di fotografia, paesaggio e comunicazione ambientale, unita all’allestimento di Marco Minuz hanno permesso di creare un dialogo visivo ed emotivo tra memoria ed attualità. «Insieme, queste fotografie tracciano una linea sottile tra passato e presente, tra mutamento e permanenza – conclude il Cai, che domani presenterà il documentario celebrativo Un sentiero lungo cent’anni – . Ci ricordano che il tempo non cancella tutto: a volte si limita a ridefinire le forme di una stessa antica meraviglia». —
Oggi seconda puntata del cortometraggio PRIMA DI NOI . Cimolais le Dolomiti Friulane sono entrate nelle case di milioni di italiani con la serie Prima di Noi, in prima serata su Rai 1. Da Cimolais alla Val Cimoliana, fino alla Valcellina: luoghi autentici che diventano racconto, memoria e identità.
Ma dietro la magia del cinema c’è anche un risultato concreto per il territorio: oltre 5 settimane di lavoro, 120 professionisti impegnati e strutture ricettive di Cimolais, Claut e Barcis che hanno ospitato la troupe. È la dimostrazione che investire nelle produzioni audiovisive, significa portare economia e turismo sul territorio.
5 le domeniche di programmazione con 10 episodi complessivi



Un terremoto di poco inferiore ai 2 gradi Richter è stato percepito nitidamente in Alta Valcellina alle 23.15 di domenica scorsa. L’epicentro è stato localizzato tra i boschi di fronte alla chiesa di San Giorgio e alla piazza centrale del paese, al di là del greto del Cellina. Un evento analogo, ma di 3 gradi Richter, si era propagato proprio da qui alle 21.45 dello scorso 19 dicembre.
A Claut muri e mobili hanno vibrato per qualche secondo mentre nella limitrofa Cimolais si sono avuti effetti meno forti: la popolazione ha riferito di un boato sordo dal sottosuolo ma nulla di più. È proprio questo l’aspetto più curioso dell’episodio, uno dei tanti a cui la fascia compresa tra la Valcellina, l’Alpago e la Carnia sono ormai abituate da decenni. Pur essendo la magnitudo inferiore rispetto al passato, tutti hanno subito ben compreso cosa stesse succedendo. Non così lo scorso 14 ottobre con un movimento tellurico alle pendici del Col delle Pitte e una potenza pari a 2.5 Richter: a causa della distanza dai principali centri urbani e dell’orario pomeridiano, in autunno il sisma è passato praticamente inosservato.
È andata diversamente l’altra sera, complice anche l’assenza di rumori esterni in grado di attutire il forte colpo proveniente da sottoterra. «Ho pensato a un furgone o a un veicolo con la marmitta rotta, ma ho capito che non era così quando il botto è cessato improvvisamente», ha detto il sindaco di Cimolais Davide Protti. Il quale non si è spaventato più di tanto vista la costanza con cui negli anni l’Orcolat ha bussato alle porte della vallata. A Claut la scossa ha fatto tintinnare i bicchieri e oscillare i lampadari, pur limitandosi a una manciata di istanti. Numerosi abitanti hanno immediatamente riversato paure e commenti sui social, raccontando le rispettive esperienze. Più di qualcuno ha evidenziato come il terremoto delle 23.15 non fosse stato nemmeno annotato nel sito dell’Istituto nazionale di vulcanologia, aggiornato in tempo reale 24 ore su 24. Si è però accertato che l’Ingv archivia sì tutte le scosse italiane, ma pubblica in automatico solo quelle superiori a magnitudo di 2 punti. L’evento in questione si è invece fermato a pochi decimi sotto la soglia minima. Per conoscerne i dettagli si è resa necessaria una speciale richiesta online, modificando i parametri di ricerca internet. Solo a quel punto è stato possibile sapere come l’episodio sia partito dalle rive del Cellina opposte al cuore del paese.
Il fenomeno è scaturito ai piedi del Col di Masiera a una profondità di 9 chilometri, in un’area impervia e priva di elementi antropici. Ovvero la fotocopia di quanto successo la sera del 19 dicembre. Il luogo dista meno di un chilometro in linea d’aria dalla chiesa di San Giorgio. Dopo qualche ora un altro segnale di attività è stato constatato nelle viscere della Carnia, un sito altamente sismico e collegato alla Forcella Clautana attraverso la Val Tramontina. fmv