Marianna Corona: “Dalla montagna ho imparato ad ascoltare il tumore”

In un libro il racconto della ricerca dell’equilibrio dopo l’impatto con il cancro al colon. E il ritorno allo yoga.

A MALATTIA coma una montagna. Da avvicinare in punta di piedi partendo dalla base senza pensare alla cima. La vede così Marianna Corona, insegnante di yoga, figlia di Mauro Corona, e autrice del libro Fiorire tra le rocce. La via dell’equilibrio quando la vita si fa ripida (Giunti Editore). Un testo con le illustrazioni del papà famoso alpinista, scultore e scrittore, in cui Marianna ripercorre la sua infanzia, raccontando una famiglia molto speciale, il rapporto con il padre e poi la montagna, luogo incantato ma severo, che ti allena alla durezza della vita illudendoti, a volte, di poterti salvare. E soprattutto il suo incontro con un tumore fino a poter sperimentare davvero come si possa – nonostante tutto – fiorire tra le rocce.

Marianna conosce l’arrampicata sin da piccola visto che in famiglia è uno sport abituale. Eppure, un giorno proprio non ce la fa, si blocca e decide di tornare indietro. A Erto, il paese delle Dolomiti friulane se­gnato dalla tragedia del Vajont e amato dai climber per le sue magnifiche falesie, c’è una via di roccia che si chiama “Mari’s Bad Rock Day” dedicata proprio a lei, in ri­cordo del giorno in cui su quella parete si bloccò, senza riuscire più a salire né a scendere. Una specie di indizio di malattia, penserà in seguito la perché la vita le stava preparando un ostacolo più duro, quello della malattia, di fronte alla quale non c’è allenamento o tec­nica che venga in soccorso. “Non sapevo ancora, scalando quelle pareti, quali altri strapiombi mi attendevano. Non sapevo che il fiato mi sarebbe mancato di nuovo, che altri bad days erano scritti sul mio cammino, o forse addirittura dentro di me”, racconta.


LA MALATTIA coma una montagna. Da avvicinare in punta di piedi partendo dalla base senza pensare alla cima. La vede così Marianna Corona, insegnante di yoga, figlia di Mauro Corona, e autrice del libro in uscita domani Fiorire tra le rocce. La via dell’equilibrio quando la vita si fa ripida (Giunti Editore). Un testo con le illustrazioni del papà famoso alpinista, scultore e scrittore, in cui Marianna ripercorre la sua infanzia, raccontando una famiglia molto speciale, il rapporto con il padre e poi la montagna, luogo incantato ma severo, che ti allena alla durezza della vita illudendoti, a volte, di poterti salvare. E soprattutto il suo incontro con un tumore fino a poter sperimentare davvero come si possa – nonostante tutto – fiorire tra le rocce.

La ‘Mari’s Bad Rock Day’

Marianna conosce l’arrampicata sin da piccola visto che in famiglia è uno sport abituale. Eppure, un giorno proprio non ce la fa, si blocca e decide di tornare indietro. A Erto, il paese delle Dolomiti friulane se­gnato dalla tragedia del Vajont e amato dai climber per le sue magnifiche falesie, c’è una via di roccia che si chiama “Mari’s Bad Rock Day” dedicata proprio a lei, in ri­cordo del giorno in cui su quella parete si bloccò, senza riuscire più a salire né a scendere. Una specie di indizio di malattia, penserà in seguito la perché la vita le stava preparando un ostacolo più duro, quello della malattia, di fronte alla quale non c’è allenamento o tec­nica che venga in soccorso. “Non sapevo ancora, scalando quelle pareti, quali altri strapiombi mi attendevano. Non sapevo che il fiato mi sarebbe mancato di nuovo, che altri bad days erano scritti sul mio cammino, o forse addirittura dentro di me”, racconta.

A 38 anni Marianna si è ammalata di un tumore al colon, patologia che in Italia ha colpito lo scorso anno quasi 44mila persone ed è il secondo tipo di cancro più frequente. Il libro di Marianna si chiude con una originale rivisitazione dei fondamenti della pratica yogica: asana spiegati e definiti non con i nomi classici delle posizioni yoga ma con gli elementi naturali della sua terra, animali o piante. Per ogni asana è indicato anche un olio essenziale da diffondere nella stanza durante la pratica e delle brevi poesie: “Mentre progettavo questa parte del libro, nel cuore del primo durissimo lockdown, non potevo andare a camminare come facevo sempre, così mi ritagliavo un paio d’ore, nel primo pomeriggio, durante le quali circolavo come una pecora nel prato del cortile delle scuole vicino casa”, racconta in conclusione. Ed è proprio durante questi camminamenti che le sono venute in mente delle brevi poesie, degli haiku giapponesi, che hanno una metrica ben precisa e che si trovano all’inizio di ogni asana. (FMV)

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