Questione acqua: utilizzare almeno la metà degli utili di bilancio per l’abbattimento delle bollette 2021 che potrebbero avere un impatto notevole sulle famiglie a causa del lockdown. Ma anche maggiori investimenti sulla rete e una riduzione delle tariffe decisa direttamente dai municipi. È un’autentica rivoluzione nel rapportarsi col gestore idrico Hydrogea, quella a cui sta pensando il consigliere comunale di Erto e Casso, David Pezzin: il giovane esponente della minoranza intende scrivere a tutti i sindaci che fanno parte della società idrica per proporre un cambio di rotta rispetto al passato nella gestione del comparto. Secondo Pezzin, il prossimo anno le fatture a carico dell’utenza potrebbe schizzare alle stelle. La prolungata permanenza in casa delle persone durante l’epidemia ha ovviamente spinto all’insù i consumi, con conseguente superamento degli scaglioni base: se scattassero effettivamente i rincari pensati per chi spreca massicciamente l’acqua, le bollette del prossimo esercizio potrebbero diventare decisamente salate per numerosi residenti. Da qui l’idea di usare una parte degli accantonamenti di bilancio per abbattere i costi. «È inaccettabile che un’azienda pubblica faccia utili a sei zero – ha detto Pezzin rivolgendosi ai colleghi primi cittadini dell’area montana e pedemontana –. Una società come Hydrogea deve chiudere a pareggio e rendere il servizio meno oneroso per la popolazione. Questo è il compito di chi svolge una missione collettiva. Poi vanno potenziati i lavori su rete e infrastrutture. Infine, le tariffe, che devono abbassarsi drasticamente: l’assemblea dei sindaci non deve più limitarsi a ratificare la proposta di adeguamento avanzata dall’azienda, ma stabilire autonomamente quanto far pagare l’acqua all’utenza». Il consigliere comunale di Erto e Casso ha parlato infatti di «una necessaria riappropriazione di poteri tra i soci che deliberano e il braccio operativo che esegue». —
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La bolp de Meneghe
Sti dis passes, quan che al bosc al ara dut ros, a me a vegnu in ment una fantonia che la contava la me mo Pina; chela de al bolp de Meneghe; liei – la me mo – la conoseva begn Meneghe parce che chi de Nicol i aveva tagn pres e bosch a Meneghe, che a chel temp Meneghe al ara dut dei Thimolians e sol daspuò a le stè vendu a chi de Penei. La fandonia la parla de Svalt de Penei che all’ara dhu a legne a Meneghe, proprio quanche i arboi i dheventrava ros; sta dhe fato che quanche al tornava dola che al aveva lasè al rosac al no lo sciatava mei al toc de la polenta e del formai, che all’ara al so mangè de mesdì. Calche dhun ai robava ogni dì al mangè; passa un dì , passa doi , passa trè, a no in podheva pì. Al se aveva agn sciupè par vethe chi che al ara che ai robava al mangè ma al no l’ara rivè a capì ce che a sothedheva; al terth dì ai sbrisa al vuoi in tal cogol de le fuoie rosse che all’aveva ingr continua su https://cimolais.it/fandonie/ WebCam
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