La parole vanno pesate bene perché non va offerta la sensazione di voler passare dal “tutti chiusi” al “tutti aperti” come se il pericolo fosse finito. Non è così, i nostri genitori e nonni continuano a morire in casa di riposo e per il rispetto che si deve loro e, in generale, a tutti i contagiati che soffrono, bisogna procedere con cautela. Ma, e stavolta il ma c’è per davvero, il Friuli Venezia Giulia è la regione assieme al Molise e a poche altre, prevalentemente del centro-sud, che ha il più basso tasso di contagiati e un numero di vittime sicuramente inferiore alla media del Paese e delle regioni del Nord. Non ci sono fabbriche con focolai attivi, i pochi casi di infezione sono stati immediatamente gestiti con sanificazioni e chiusure temporanee. Chiedo, però, perché i negozianti del Friuli e del Molise debbano essere trattati come quelli di Bergamo e Brescia. Perché questa idea, centralista e sproporzionata, deve accomunare Piemonte e Lombardia al Friuli Venezia Giulia? Decine di consulenti governativi non potevano davvero pensare a una differenziazione per regioni? Dove sta la logica in tutto questo? Non dovrebbe destare scandalo che Sicilia e Calabria ripartano prima della Lombardia, con le cautele indispensabili e sempre pronti a serrare i confini in caso di nuove esplosioni di contagio. Ma è sul Friuli Venezia Giulia che si avverte più che altrove una sensazione di palpabile ingiustizia. I numeri dicono che non siamo nemmeno paragonabili alle altre regioni del Nord. Un’esperienza pilota qui si poteva condurre. Sempre con le mascherine, il distanziamento, il gel igienizzante e tutto il resto. E questa potrebbe anche essere una missione impossibile da tentare per il presidente Fedriga, in alleanza con quanti, a sud di Roma, stanno nelle stesse condizioni. La Germania, con la quale sempre azzardiamo paragoni, Repubblica federale certo, si è mossa per territori. (FM.v)
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La bolp de Meneghe
Sti dis passes, quan che al bosc al ara dut ros, a me a vegnu in ment una fantonia che la contava la me mo Pina; chela de al bolp de Meneghe; liei – la me mo – la conoseva begn Meneghe parce che chi de Nicol i aveva tagn pres e bosch a Meneghe, che a chel temp Meneghe al ara dut dei Thimolians e sol daspuò a le stè vendu a chi de Penei. La fandonia la parla de Svalt de Penei che all’ara dhu a legne a Meneghe, proprio quanche i arboi i dheventrava ros; sta dhe fato che quanche al tornava dola che al aveva lasè al rosac al no lo sciatava mei al toc de la polenta e del formai, che all’ara al so mangè de mesdì. Calche dhun ai robava ogni dì al mangè; passa un dì , passa doi , passa trè, a no in podheva pì. Al se aveva agn sciupè par vethe chi che al ara che ai robava al mangè ma al no l’ara rivè a capì ce che a sothedheva; al terth dì ai sbrisa al vuoi in tal cogol de le fuoie rosse che all’aveva ingr continua su https://cimolais.it/fandonie/ WebCam
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