Che si stesse portando in studio una generosa dose di imprevedibilità lo sapeva bene la giornalista Bianca Berlinguer quando ha deciso di invitare nuovamente come ospite fisso al suo “Cartabianca”, il programma che conduce su Raitre ogni martedì alle 21.20, lo scrittore friulano Mauro Corona. Un personaggio senza peli sulla lingua, capace proprio per questo di spingere in alto l’audience, di portare in dote al salotto televisivo quel po’ di piccantezza che fa bene, poco importa se a suon di gaffe e provocazioni. Niente gobbo né canovaccio con lui. Corona è così. Prendere o lasciare. E fin qui la Berlinguer ha sempre (ri)preso. Stavolta però potrebbe andare diversamente, perché il “nostro” Corona, lo scrittore, sculture, alpinista di Erto, è andato un po’ oltre dando alla signora di Rai3 della «gallina». In poco più di un minuto la trasmissione è uscita dai binari. A farla deragliare un cenno di Corona a un albergo privato che non è piaciuto alla conduttrice. «Non possiamo parlare di questo albergo perché è pubblicità e qui in televisione non la possiamo fare», lo ferma Berlinguer. Corona rilancia: «Senta Bianchina, se lei mi vuole qui tutta la stagione mi fa dire le cose». Inutile il tentativo della conduttrice di contenere l’opinionista.
Ormai la miccia è accesa e Corona ci soffia sopra. Fino a sbottare. «La mando in malora e me ne vado, ma stia zitta una buona volta, gallina», la apostrofa lo scrittore aggiungendo: «Da stasera la trasmissione se la conduce da sola».
Ogni tentativo di gettare acqua sul fuoco a quel punto sfuma e Berlinguer si concede a sua volta di alzare la voce. «Non posso accettare che lei diventi maleducato e sgradevole – replica la giornalista Rai –, insultando me che sto qui a condurre la trasmissione. Gallina lo dice a chi vuole, ma non si permette di dirlo a me. Chiaro il concetto?». Di chiaro c’è solo che dinnanzi al muro levato da Berlinguer, Corona ha alzato i tacchi. «Chiaro. Basta, non dico più niente, arrivederci – saluta liberandosi del microfono e sparendo dal monitor del collegamento –, mi stia bene». (f MV)
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La bolp de Meneghe
Sti dis passes, quan che al bosc al ara dut ros, a me a vegnu in ment una fantonia che la contava la me mo Pina; chela de al bolp de Meneghe; liei – la me mo – la conoseva begn Meneghe parce che chi de Nicol i aveva tagn pres e bosch a Meneghe, che a chel temp Meneghe al ara dut dei Thimolians e sol daspuò a le stè vendu a chi de Penei. La fandonia la parla de Svalt de Penei che all’ara dhu a legne a Meneghe, proprio quanche i arboi i dheventrava ros; sta dhe fato che quanche al tornava dola che al aveva lasè al rosac al no lo sciatava mei al toc de la polenta e del formai, che all’ara al so mangè de mesdì. Calche dhun ai robava ogni dì al mangè; passa un dì , passa doi , passa trè, a no in podheva pì. Al se aveva agn sciupè par vethe chi che al ara che ai robava al mangè ma al no l’ara rivè a capì ce che a sothedheva; al terth dì ai sbrisa al vuoi in tal cogol de le fuoie rosse che all’aveva ingr continua su https://cimolais.it/fandonie/ WebCam
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