Il Friuli Venezia Giulia comincia a vedere la luce in fondo al tunnel della pandemia alle 9.06 di una domenica di fine dicembre quando ad Ariella Breda, dottoressa del Dipartimento di prevenzione dell’Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina (Asugi) viene iniettata la prima delle due dosi – la seconda avverrà come previsto fra 21 giorni – del vaccino Pfizer.E che quella di Palmanova non sia una giornata come tutte le altre, anzi, lo si capisce dall’atmosfera che si respira nei locali della sede della Protezione civile regionale. In una mattinata fredda come poche altre nell’ultimo mese, il vaccino, arrivato segretamente, sabato 26, all’aeroporto militare di Rivolto – dopo essere “atterrato” a Villafranca –, viene scortato da carabinieri e polizia fino a Palmanova dove sbuca, puntuale, alle 8.Poco prima delle 9 arriva anche il presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, e si può cominciare, come da programma. Breda è la prima a essere vaccinata, quindi tocca, in una manciata di minuti, a Carlo Tascini, a capo della Clinica di Malattie Infettive dell’ospedale di Udine, Tommaso Pellis, direttore di Anestesia e rianimazione a Pordenone, Maria Chiara Corti, direttrice dei servizi socio sanitari dell’Asugi, Guido Lucchini, al vertice dei medici della Destra Tagliamento, e a Fabio Barbone, numero uno della task force anti-Covid del Friuli Venezia Giulia. FMV
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La bolp de Meneghe
Sti dis passes, quan che al bosc al ara dut ros, a me a vegnu in ment una fantonia che la contava la me mo Pina; chela de al bolp de Meneghe; liei – la me mo – la conoseva begn Meneghe parce che chi de Nicol i aveva tagn pres e bosch a Meneghe, che a chel temp Meneghe al ara dut dei Thimolians e sol daspuò a le stè vendu a chi de Penei. La fandonia la parla de Svalt de Penei che all’ara dhu a legne a Meneghe, proprio quanche i arboi i dheventrava ros; sta dhe fato che quanche al tornava dola che al aveva lasè al rosac al no lo sciatava mei al toc de la polenta e del formai, che all’ara al so mangè de mesdì. Calche dhun ai robava ogni dì al mangè; passa un dì , passa doi , passa trè, a no in podheva pì. Al se aveva agn sciupè par vethe chi che al ara che ai robava al mangè ma al no l’ara rivè a capì ce che a sothedheva; al terth dì ai sbrisa al vuoi in tal cogol de le fuoie rosse che all’aveva ingr continua su https://cimolais.it/fandonie/ WebCam
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