«Unione di nome, ma non di fatto: l’Uti delle Valli e Dolomiti friulane non è la famiglia del Mulino bianco che si vuol far credere. Le decisioni dovrebbero essere prese in modo che possano andare bene a tutti: qui, invece, a colpi di maggioranza si sta modificando lo statuto con cui eravamo partiti». L’ha detto il sindaco di Erto e Casso, Fernando Carrara, nell’assemblea dei sindaci, dove, con i colleghi di Barcis, Cimolais e Pinzano, si è astenuto dal votare il rinnovo del sostegno ai progetti dell’Uti per attività di sviluppo e condivisione dei servizi. «Si dice che i veri amici si vedano nei momenti di difficoltà, e dunque anche una vera Unione si vede quando le cose si complicano: la Valcellina, colpita dalla tempesta Vaia, è stata lasciata sola e i nostri Comuni, a corto di personale, hanno dovuto arrabattarsi per permettere i lavori di riparazione. Siamo grati a Regione e Parco – ha aggiunto –. Questo sistema di gestire l’Unione ha fallito su tutti i fronti: siamo al palo coi lavori faraonici che dovevano portare uno sviluppo senza pari, non siamo stati capaci di spendere i soldi dati, gli uffici sono quasi vuoti e non abbiamo rimpiazzato nemmeno i dipendenti andati in pensione. L’Unione ha fallito anche nell’erogazione dei servizi: un articolo dello statuto prevede l’istituzione dello sportello per il cittadino, mai attivato almeno per le realtà montane».(f. MV)
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La bolp de Meneghe
Sti dis passes, quan che al bosc al ara dut ros, a me a vegnu in ment una fantonia che la contava la me mo Pina; chela de al bolp de Meneghe; liei – la me mo – la conoseva begn Meneghe parce che chi de Nicol i aveva tagn pres e bosch a Meneghe, che a chel temp Meneghe al ara dut dei Thimolians e sol daspuò a le stè vendu a chi de Penei. La fandonia la parla de Svalt de Penei che all’ara dhu a legne a Meneghe, proprio quanche i arboi i dheventrava ros; sta dhe fato che quanche al tornava dola che al aveva lasè al rosac al no lo sciatava mei al toc de la polenta e del formai, che all’ara al so mangè de mesdì. Calche dhun ai robava ogni dì al mangè; passa un dì , passa doi , passa trè, a no in podheva pì. Al se aveva agn sciupè par vethe chi che al ara che ai robava al mangè ma al no l’ara rivè a capì ce che a sothedheva; al terth dì ai sbrisa al vuoi in tal cogol de le fuoie rosse che all’aveva ingr continua su https://cimolais.it/fandonie/ WebCam
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