È stato avviato l’iter per la valutazione di impatto ambientale del nuovo scarico del lago di Barcis: si tratta di una presa di superficie per consentire all’impianto di reggere alla “piena millenaria”. Con questo termine si intende una potenziale ondata del Cellina pari a tremila metri cubi di acqua al secondo: la statistica la ritiene probabile di qui ai prossimi anni. Le società di gestione Edison e Cellina energy hanno già presentato al ministero della Transizione ecologica un primo studio di fattibilità. Da Roma sono state avanzate osservazioni, recepite nel progetto ora ridepositato per le eventuali obiezioni. Sarà proprio il Mite a doversi pronunciare sul nulla osta che precederà il cantiere. Per l’occasione gli uffici competenti effettueranno anche la valutazione di incidenza sui siti protetti (l’area di Barcis risulta tutelata dalle disposizioni comunitarie di Rete Natura 2000).Gli elaborati tecnici sottoposti a Via prevedono la costruzione di un nuovo scolmatore in cui convogliare le acque del bacino. Il manufatto di imbocco sarà in calcestruzzo armato: da qui la massa idrica in eccesso sarà dirottata in una galleria chiamata “di dissipazione”. L’acqua sarà infatti restituita al Cellina mezzo chilometro più a valle, in direzione dell’omonima forra. Il progetto è stato sviluppato sulla base di una serie di considerazioni del Registro delle dighe, che ha compiti di vigilanza nel settore degli sbarramenti idroelettrici. Se tutto dovesse andare per il verso giusto, le ruspe potrebbero mettersi in moto nella prossima primavera-estate. I termini per le osservazioni scadono a inizio novembre, poi serviranno mesi per le autorizzazioni e la gara di appalto. A quel punto bisognerà coordinare gli interessi in gioco, con l’impresa che dovrà operare a invaso vuoto.Già nel 2021 la realizzazione della strada di bypass del paese ha creato malumori in quanto il Consorzio di bonifica Cellina Meduna rischiava di rimanere senza riserve irrigue e il Comune lamentava danni al comparto turistico. È da quasi vent’anni che si discute dello sfiatatoio supplementare di Barcis tanto che un primo dossier è stato consegnato all’allora ministero dell’Ambiente nel 2007
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La bolp de Meneghe
Sti dis passes, quan che al bosc al ara dut ros, a me a vegnu in ment una fantonia che la contava la me mo Pina; chela de al bolp de Meneghe; liei – la me mo – la conoseva begn Meneghe parce che chi de Nicol i aveva tagn pres e bosch a Meneghe, che a chel temp Meneghe al ara dut dei Thimolians e sol daspuò a le stè vendu a chi de Penei. La fandonia la parla de Svalt de Penei che all’ara dhu a legne a Meneghe, proprio quanche i arboi i dheventrava ros; sta dhe fato che quanche al tornava dola che al aveva lasè al rosac al no lo sciatava mei al toc de la polenta e del formai, che all’ara al so mangè de mesdì. Calche dhun ai robava ogni dì al mangè; passa un dì , passa doi , passa trè, a no in podheva pì. Al se aveva agn sciupè par vethe chi che al ara che ai robava al mangè ma al no l’ara rivè a capì ce che a sothedheva; al terth dì ai sbrisa al vuoi in tal cogol de le fuoie rosse che all’aveva ingr continua su https://cimolais.it/fandonie/ WebCam
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