Ventitre sindaci per tredici pagine fitte di osservazioni e consigli: è un gruppo compatto, quello guidato dal Comune di Barcis, il cui obiettivo è «non lasciarsi sfuggire un’occasione imperdibile per affrontare le tante emergenze ambientali e frenare lo spopolamento».Il documento è stato inviato alla Regione in vista dell’approvazione di una legge che regolamenti le nuove concessioni idroelettriche. La norma avrebbe dovuto trovare applicazione entro la scorsa settimana, ma la quarantena conseguente al coronavirus ha imposto uno slittamento.La lettera di suggerimenti è stata recapitata alla giunta del governatore Massimiliano Fedriga e ai capigruppo dei singoli partiti che siedono in aula. Ai nuovi gestori di bacini e dighe viene sostanzialmente chiesto un onere preciso, puntuale e obbligatorio a favore della manutenzione del territorio e della tutela dell’ecosistema. Il testo è stato scritto da Traina insieme ai colleghi di Meduno e Sequals (rispettivamente, Marina Crovatto ed Enrico Odorico) con la collaborazione dei comitati Valcellina e Valmeduna. Aderiscono all’iniziativa anche i municipi di Arba, Aviano, Azzano Decimo, Castelnovo del Friuli, Cavasso Nuovo, Cimolais, Claut, Clauzetto, Erto e Casso, Fanna, Frisanco, Polcenigo, Pinzano, San Martino al Tagliamento, San Quirino, Tramonti di Sopra e di Sotto, Travesio, Vajont e Vito d’Asio. Ciascun sindaco ha indicato le priorità del proprio Comune e ha chiesto un cambio radicale rispetto al passato. —FmV
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La bolp de Meneghe
Sti dis passes, quan che al bosc al ara dut ros, a me a vegnu in ment una fantonia che la contava la me mo Pina; chela de al bolp de Meneghe; liei – la me mo – la conoseva begn Meneghe parce che chi de Nicol i aveva tagn pres e bosch a Meneghe, che a chel temp Meneghe al ara dut dei Thimolians e sol daspuò a le stè vendu a chi de Penei. La fandonia la parla de Svalt de Penei che all’ara dhu a legne a Meneghe, proprio quanche i arboi i dheventrava ros; sta dhe fato che quanche al tornava dola che al aveva lasè al rosac al no lo sciatava mei al toc de la polenta e del formai, che all’ara al so mangè de mesdì. Calche dhun ai robava ogni dì al mangè; passa un dì , passa doi , passa trè, a no in podheva pì. Al se aveva agn sciupè par vethe chi che al ara che ai robava al mangè ma al no l’ara rivè a capì ce che a sothedheva; al terth dì ai sbrisa al vuoi in tal cogol de le fuoie rosse che all’aveva ingr continua su https://cimolais.it/fandonie/ WebCam
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