Sarà una primavera politicamente frizzante, in Valcellina: alla prossima tornata elettorale saranno chiamati alle urne gli abitanti di tre dei cinque Comuni della valle. Si vota infatti per il rinnovo dei consigli municipali di Andreis, Barcis e Claut. A Erto e Casso se ne riparla nel 2021, mentre l’anno successivo sarà il turno di Cimolais. Andreis sarebbe dovuto tornare a elezioni nel 2023, ma un anno fa la mancata presentazione di candidature ha imposto la nomina di un commissario. Così che dal 27 maggio 2019 alla guida della comunità c’è Loris Toneguzzi, un funzionario il cui compito scadrà tra qualche mese. Il sindaco uscente Romero Alzetta decise infatti di non ricandidarsi e nessuno si fece avanti per sostituirlo. Al momento, in paese non si registrano voci su potenziali candidati. Di certo c’è il “no” categorico di Alzetta, che già nel 2019 declinò ogni invito a riprovarci. Le cose sono diverse a Barcis, dove Claudio Traina non nasconde l’intenzione di tentare il bis. «Tutto dipenderà dalle scelte che il mio gruppo farà tra qualche settimana, non avendo ancora discusso insieme della questione», ha puntualizzato Traina, guida del paese dal 31 maggio 2015. Il suo pensiero va ai tanti progetti avviati da allora e che dovrebbero vedere la luce proprio nel corso del prossimo quinquennio. Anche a Claut, l’attuale amministrazione è in carica dal 2015. Qui il discorso è più complesso e per ora l’uscente Franco Bosio non ha sciolto la riserva sul secondo mandato. Bosio corse senza sfidanti: per essere eletto dovette superare il quorum del 50 per cento dei votanti. Già nel 2015 disse di essersi proposto per agevolare la crescita dei giovani della valle, anche dal punto di vista politico. Resta da capire se servano o meno altri cinque anni per individuare un successore. Da parte sua, Bosio nicchia e rinvia ogni opzione al prossimo mese, quando si terranno i primi incontri di maggioranza. —
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La bolp de Meneghe
Sti dis passes, quan che al bosc al ara dut ros, a me a vegnu in ment una fantonia che la contava la me mo Pina; chela de al bolp de Meneghe; liei – la me mo – la conoseva begn Meneghe parce che chi de Nicol i aveva tagn pres e bosch a Meneghe, che a chel temp Meneghe al ara dut dei Thimolians e sol daspuò a le stè vendu a chi de Penei. La fandonia la parla de Svalt de Penei che all’ara dhu a legne a Meneghe, proprio quanche i arboi i dheventrava ros; sta dhe fato che quanche al tornava dola che al aveva lasè al rosac al no lo sciatava mei al toc de la polenta e del formai, che all’ara al so mangè de mesdì. Calche dhun ai robava ogni dì al mangè; passa un dì , passa doi , passa trè, a no in podheva pì. Al se aveva agn sciupè par vethe chi che al ara che ai robava al mangè ma al no l’ara rivè a capì ce che a sothedheva; al terth dì ai sbrisa al vuoi in tal cogol de le fuoie rosse che all’aveva ingr continua su https://cimolais.it/fandonie/ WebCam
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