«Dopo il fallimento delle Uti, a causa di una condivisione solamente di facciata, l’unica via da percorrere è quella delle due Comunità di montagna. Non ci sono scuse, neanche quella della gestione e del futuro del Parco delle Dolomiti friulane, che è nato con ben tre Comunità montane e ha sempre funzionato». Non ha dubbi, il sindaco di Erto e Casso, Fernando Carrara: la via da percorrere è quella di un doppio ente, «al di là di quello che pensano gli otto sindaci a favore di un’unica Comunità».
Il primo cittadino del comune della Valcellina vuole togliersi, ancora una volta, qualche sassolino dalla scarpa col presidente dell’Uti delle Valli e Dolomiti friulane Andrea Carli, sindaco di Maniago, al quale non ha mai risparmiato duri commenti sulla gestione dell’Unione. Questo, a differenza di altri amministratori che, a detta di Carrara, non hanno invece mai detto in faccia a Carli ciò che pensano realmente: lui né teme il confronto diretto né risparmia affondi. «Mi fa sorridere che Carli sia tra gli otto sottoscrittori del documento a favore di un’unica Comunità di montagna e che invochi la condivisione: proprio lui che in questi anni, da presidente dell’Uti, non ha fatto altro che creare divisioni tra amministratori e disparità tra territori – sottolinea Carrara –. È chiaro che, quando parla di condivisione, non intende sedersi a un tavolo e confrontarsi, ascoltando tutti, ma accettare ciò che pensa lui e farselo andare bene. Per anni ha voluto essere al centro del mondo e ha effettuato scelte con arroganza, vedi la questione della presidenza del Nip, incarico conferito a chi ha voluto lui, senza minima considerazione dei rappresentanti dei Comuni fondatori del consorzio, ossia Vajont ed Erto». «Il potere logora chi non ce l’ha – conclude –. Carli ora teme per la poltrona: troppo comodo chiedere adesso di condividere, quando sinora è stato fatto tutto il contrario». Carli, comunque, ha ammesso più volte di avere sbagliato diverse cose, ma per Carrara «il ravvedimento è fuori tempo massimo». —
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La bolp de Meneghe
Sti dis passes, quan che al bosc al ara dut ros, a me a vegnu in ment una fantonia che la contava la me mo Pina; chela de al bolp de Meneghe; liei – la me mo – la conoseva begn Meneghe parce che chi de Nicol i aveva tagn pres e bosch a Meneghe, che a chel temp Meneghe al ara dut dei Thimolians e sol daspuò a le stè vendu a chi de Penei. La fandonia la parla de Svalt de Penei che all’ara dhu a legne a Meneghe, proprio quanche i arboi i dheventrava ros; sta dhe fato che quanche al tornava dola che al aveva lasè al rosac al no lo sciatava mei al toc de la polenta e del formai, che all’ara al so mangè de mesdì. Calche dhun ai robava ogni dì al mangè; passa un dì , passa doi , passa trè, a no in podheva pì. Al se aveva agn sciupè par vethe chi che al ara che ai robava al mangè ma al no l’ara rivè a capì ce che a sothedheva; al terth dì ai sbrisa al vuoi in tal cogol de le fuoie rosse che all’aveva ingr continua su https://cimolais.it/fandonie/ WebCam
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