“A distanza di un quarto di secolo da quando l’ente è stato istituito i cittadini non lo sentono ancora come qualcosa di proprio. – ha commentato il neo eletto Presidente CArrara – Noi dobbiamo lavorare su questo. Il Parco deve diventare argomento quotidiano, elemento di valorizzazione. Lo stesso esempio vale per la Fondazione Dolomiti Unesco: i residenti non la sentono come uno strumento straordinario di crescita, ma la avvertono come un corpo estraneo. È necessario invertire la rotta”. La sua ricetta: “Una struttura snella e decisionista.
Un Direttivo che una tantum viene chiamato a deliberare su ogni aspetto tecnico non è utile. Serve una giunta agile che decida e lo faccia in fretta. Per non parlare delle collaborazioni: sono fondamentali quelle con i Comuni, ma anche con le Stazioni forestali e le Riserve di caccia. E dobbiamo aumentare quelle prestigiose con i privati, come con l’acqua Dolomia, che porta il nome del Parco nel mondo intero. La prima partnership dovrà però essere con
Promoturismo Fvg: è necessaria una sinergia più piena, che premi un territorio dalle straordinarie bellezze come il nostro. Serve la massima collaborazione tra la zona del Fornese e il Friuli Occidentale. Siamo un unico Patrimonio dell’Umanità UNESCO e dobbiamo
superare le divisioni, perchè i punti in comune rappresentano la nostra forza”.
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La bolp de Meneghe
Sti dis passes, quan che al bosc al ara dut ros, a me a vegnu in ment una fantonia che la contava la me mo Pina; chela de al bolp de Meneghe; liei – la me mo – la conoseva begn Meneghe parce che chi de Nicol i aveva tagn pres e bosch a Meneghe, che a chel temp Meneghe al ara dut dei Thimolians e sol daspuò a le stè vendu a chi de Penei. La fandonia la parla de Svalt de Penei che all’ara dhu a legne a Meneghe, proprio quanche i arboi i dheventrava ros; sta dhe fato che quanche al tornava dola che al aveva lasè al rosac al no lo sciatava mei al toc de la polenta e del formai, che all’ara al so mangè de mesdì. Calche dhun ai robava ogni dì al mangè; passa un dì , passa doi , passa trè, a no in podheva pì. Al se aveva agn sciupè par vethe chi che al ara che ai robava al mangè ma al no l’ara rivè a capì ce che a sothedheva; al terth dì ai sbrisa al vuoi in tal cogol de le fuoie rosse che all’aveva ingr continua su https://cimolais.it/fandonie/ WebCam
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