Acqua Dolomia, unica azienda italiana che imbottiglia l’acqua minerale che sgorga all’interno di un Parco Naturale delle Dolomiti, ha consegnato il Premio “Acqua Dolomia” in occasione di Easy Fish. Acqua Dolomia ha scelto di premiare chi, attraverso l’attività giornalistica, contribuisce a salvaguardare la ricchezza culturale di una terra fortemente legata alle tradizioni, diffondendo e comunicando questa ricchezza attraverso i canali e le notizie dedicati all’agroalimentare e all’enogastronomia. Il Premio Acqua Dolomia è stato assegnato, per la sezione televisiva, a Bruno Gambacorta, nota voce della rubrica Eat Parade di Rai Due e, per la carta stampata, a due importanti penne del Nordest: il friulano Gabriele Giuga del Messaggero Veneto e il veneto Antonino Padovese del Corriere della Sera. «Siamo veramente orgogliosi di essere partner e sponsor di questa manifestazione – dichiara Gilberto Zaina, amministratore delegato di Acqua Dolomia. – Il Premio Acqua Dolomia nasce con l’obiettivo di assegnare un riconoscimento ai giornalisti che con la loro attività valorizzano la cultura agroalimentare ed enogastronomica del nostro Paese. Siamo convinti – continua Zaina – che preservare e valorizzare le risorse naturali e culturali, della nostra terra sia elemento imprescindibile dell’agire di ogni azienda. Da sempre, Acqua Dolomia dimostra un forte interesse e dà il proprio sostegno a numerose realtà territoriali che diffondono cultura e valorizzano il potenziale gastronomico italiano e internazionale».
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La bolp de Meneghe
Sti dis passes, quan che al bosc al ara dut ros, a me a vegnu in ment una fantonia che la contava la me mo Pina; chela de al bolp de Meneghe; liei – la me mo – la conoseva begn Meneghe parce che chi de Nicol i aveva tagn pres e bosch a Meneghe, che a chel temp Meneghe al ara dut dei Thimolians e sol daspuò a le stè vendu a chi de Penei. La fandonia la parla de Svalt de Penei che all’ara dhu a legne a Meneghe, proprio quanche i arboi i dheventrava ros; sta dhe fato che quanche al tornava dola che al aveva lasè al rosac al no lo sciatava mei al toc de la polenta e del formai, che all’ara al so mangè de mesdì. Calche dhun ai robava ogni dì al mangè; passa un dì , passa doi , passa trè, a no in podheva pì. Al se aveva agn sciupè par vethe chi che al ara che ai robava al mangè ma al no l’ara rivè a capì ce che a sothedheva; al terth dì ai sbrisa al vuoi in tal cogol de le fuoie rosse che all’aveva ingr continua su https://cimolais.it/fandonie/ WebCam
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