Prorogata la scadenza dei lavori sul Varma fino al 31 luglio. I lavori avrebbero dovuto essere ultimati entro fine maggio, invece il cantiere è ancora aperto. Non si è certi che questa ultima scadenza sia definitiva, sembra che il tutto venga ulteriormente ritardato sino a metà settembre. Finora l’assenza di piogge e di eventi meteorologici intensi hanno evitato l’esondazione del Varma e l’allagamento del pistone provvisorio che corre sul letto del Cellina. Ma il timore di pendolari e abitanti è che l’estate riservi sorprese: non sarebbe infatti la prima volta che in valle si scatenano temporali tali da ingrossare in poche ore l’intera asta del corso d’acqua. In quel caso, la strada alternativa potrebbe essere compromessa e la Valcellina resterebbe isolata. Da queste premesse, l’invito del Comitato Libera Valcellina alla Regione è quello di fare presto. Al momento non è stato reso noto cosa abbia fatto slittare i termini della consegna dei lavori. Dopo la posa del nuovo viadotto sul Varma, l’intervento ha iniziato a rallentare. Al momento le maestranze sono all’opera per rialzare la vecchia 251, scongiurando così che il livello del Cellina sia più elevato della quota stradale. La Regione garantisce massima trasparenza e l’applicazione di sanzioni e penali. Da parte sua, l’impresa ha evidenziato errori di progettazione e inconvenienti non legati ad una qualche responsabilità esecutiva.
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La bolp de Meneghe
Sti dis passes, quan che al bosc al ara dut ros, a me a vegnu in ment una fantonia che la contava la me mo Pina; chela de al bolp de Meneghe; liei – la me mo – la conoseva begn Meneghe parce che chi de Nicol i aveva tagn pres e bosch a Meneghe, che a chel temp Meneghe al ara dut dei Thimolians e sol daspuò a le stè vendu a chi de Penei. La fandonia la parla de Svalt de Penei che all’ara dhu a legne a Meneghe, proprio quanche i arboi i dheventrava ros; sta dhe fato che quanche al tornava dola che al aveva lasè al rosac al no lo sciatava mei al toc de la polenta e del formai, che all’ara al so mangè de mesdì. Calche dhun ai robava ogni dì al mangè; passa un dì , passa doi , passa trè, a no in podheva pì. Al se aveva agn sciupè par vethe chi che al ara che ai robava al mangè ma al no l’ara rivè a capì ce che a sothedheva; al terth dì ai sbrisa al vuoi in tal cogol de le fuoie rosse che all’aveva ingr continua su https://cimolais.it/fandonie/ WebCam
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