Il Piano di sghiaiamento prevede che i tir non passeranno il centro barciano dove avrebbero provocato disagi e pericoli complice il notevole viavai e la ristrettezza della sede stradale. Ora la palla è nelle mani del neo sindaco di Montereale Valcellina, Igor Alzetta. I camion, una volta usciti dalla valle, sbucheranno in località Castello. Di qui le soluzioni sono varie: o transitare per le strettoie di Montereale sino a via dell’Omo, o svoltare a sinistra lungo la provinciale di Ravedis senza necessità di opere alternative, oppure utilizzare una laterale e ridiscendere sul greto del Cellina. Da qui i camion carichi di inerti attraverserebbero la zona degli impianti sportivi e grazie a un guado risalirebbero all’altezza del vecchio ponte Giulio di Maniago. Alzetta ha già promesso la massima celerità nella decisione, senza far perdere ulteriore tempo a una pratica che langue da quasi vent’anni: tanto è il tempo che di dibatte sullo sghiaiamento del Cellina. A settembre sarà superata ogni pregiudiziale e i tecnici potranno mettersi al lavoro. Prima di procedere con la costruzione delle opere e di avviare il prelievo del materiale inerte saranno concordate con i Comuni le modalità e i tempi dell’intervento. È probabile che il numero di autotreni in uscita dalla valle venga contingentato per evitare inquinamento e intralci alla circolazione. Non è, invece, ancora chiaro se una parte del materiale inerte verrà spedito in Veneto, usando la regionale 251 in direzione di Erto e Casso e Longarone.
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La bolp de Meneghe
Sti dis passes, quan che al bosc al ara dut ros, a me a vegnu in ment una fantonia che la contava la me mo Pina; chela de al bolp de Meneghe; liei – la me mo – la conoseva begn Meneghe parce che chi de Nicol i aveva tagn pres e bosch a Meneghe, che a chel temp Meneghe al ara dut dei Thimolians e sol daspuò a le stè vendu a chi de Penei. La fandonia la parla de Svalt de Penei che all’ara dhu a legne a Meneghe, proprio quanche i arboi i dheventrava ros; sta dhe fato che quanche al tornava dola che al aveva lasè al rosac al no lo sciatava mei al toc de la polenta e del formai, che all’ara al so mangè de mesdì. Calche dhun ai robava ogni dì al mangè; passa un dì , passa doi , passa trè, a no in podheva pì. Al se aveva agn sciupè par vethe chi che al ara che ai robava al mangè ma al no l’ara rivè a capì ce che a sothedheva; al terth dì ai sbrisa al vuoi in tal cogol de le fuoie rosse che all’aveva ingr continua su https://cimolais.it/fandonie/ WebCam
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