«Prima di dividere i soldi tra Comuni, è doveroso pensare alle risorse umane. Pieno appoggio da parte mia ai dipendenti dell’Unione delle Valli e Dolomiti friulane, anche se una cosa va detta: non sono d’accordo sull’avviare il percorso della mobilità subito. Quando è nata l’Uti, non si è andati tanto per il sottile coi lavoratori: con un ordine di servizio è stato dato il via ai trasferimenti e io da dipendente mi sono trovato a fare 85 chilometri al giorno. Quindi da una parte le maestranze hanno ragione a volere garanzie sul futuro lavorativo, ma dall’altra per gli spostamenti è bene attendere ancora un attimo».
Lo dice il sindaco di Erto e Casso Antonio Fernando Carrara, che quando è nata l’Uti si è trovato a fare i conti con il trasferimento a livello lavorativo. «Non voglio che altri passino quello che ho provato io: questo deve essere chiaro – aggiunge –. Ma non si può nemmeno chiedere carta bianca in questo momento delicato. I lavoratori hanno bisogno di risposte immediate, le attendono da mesi. Bisogna, però, anche andare coi piedi di piombo prima di fare spostamenti. Sinora nessuno si è interessato del loro futuro e ciò non va bene: ci si è concentrati a pensare a come spartirsi il denaro, quando invece le risorse umane necessitavano la dovuta attenzione e le rassicurazioni che in questa fase sono fondamentali. Auspico che la situazione possa sbloccarsi al più presto».— fmv
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La bolp de Meneghe
Sti dis passes, quan che al bosc al ara dut ros, a me a vegnu in ment una fantonia che la contava la me mo Pina; chela de al bolp de Meneghe; liei – la me mo – la conoseva begn Meneghe parce che chi de Nicol i aveva tagn pres e bosch a Meneghe, che a chel temp Meneghe al ara dut dei Thimolians e sol daspuò a le stè vendu a chi de Penei. La fandonia la parla de Svalt de Penei che all’ara dhu a legne a Meneghe, proprio quanche i arboi i dheventrava ros; sta dhe fato che quanche al tornava dola che al aveva lasè al rosac al no lo sciatava mei al toc de la polenta e del formai, che all’ara al so mangè de mesdì. Calche dhun ai robava ogni dì al mangè; passa un dì , passa doi , passa trè, a no in podheva pì. Al se aveva agn sciupè par vethe chi che al ara che ai robava al mangè ma al no l’ara rivè a capì ce che a sothedheva; al terth dì ai sbrisa al vuoi in tal cogol de le fuoie rosse che all’aveva ingr continua su https://cimolais.it/fandonie/ WebCam
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