Si sono incontrati alla diga del Vajont durante le giornate in cui si celebrava l’anniversario del disastro del 9 ottobre. I sindaci di alcuni dei Comuni italiani più colpiti dalla natura nel corso degli ultimi decenni si sono dati appuntamento sulla frana del monte Toc. Ai piedi della diga si sono così ritrovati i primi cittadini di Amatrice, Sergio Pirozzi, e di Norcia, Nicola Alemanno, con i colleghi di Gemona, Paolo Urbani, e di Longarone, Roberto Padrin. A fare gli onori di casa il sindaco di Erto e Casso, Fernando Carrara. Pirozzi e Alemanno, accompagnati dal sottosegretario Pier Paolo Baretta, sono rimasti impressionati della rinascita dei luoghi del Vajont.Da Urbani hanno raccolto consigli utili per affrontare questa prima fase post-terremoto: Amatrice è stata infatti rasa al suolo la notte del 24 agosto 2016, mentre il 30 ottobre sarà il primo anniversario del sisma concentrato su Norcia e dintorni. Pirozzi ha lodato le genti del Vajont e del Friuli per l’esempio dato ai suoi concittadini nell’immediatezza del fatto. Carrara si è detto colpito dalle analogie dei problemi subiti dalla popolazione del Centro Italia rispetto a quelli vissuti nelle zone del disastro di 54 anni fa. «Il Vajont – ha sottolineato – fu una dimostrazione di solidarietà internazionale. Ma registrò anche piccoli e grandi scandali. Non commettiamo gli stessi errori sulla pelle delle persone». (font e Messaggero Veneto)
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La bolp de Meneghe
Sti dis passes, quan che al bosc al ara dut ros, a me a vegnu in ment una fantonia che la contava la me mo Pina; chela de al bolp de Meneghe; liei – la me mo – la conoseva begn Meneghe parce che chi de Nicol i aveva tagn pres e bosch a Meneghe, che a chel temp Meneghe al ara dut dei Thimolians e sol daspuò a le stè vendu a chi de Penei. La fandonia la parla de Svalt de Penei che all’ara dhu a legne a Meneghe, proprio quanche i arboi i dheventrava ros; sta dhe fato che quanche al tornava dola che al aveva lasè al rosac al no lo sciatava mei al toc de la polenta e del formai, che all’ara al so mangè de mesdì. Calche dhun ai robava ogni dì al mangè; passa un dì , passa doi , passa trè, a no in podheva pì. Al se aveva agn sciupè par vethe chi che al ara che ai robava al mangè ma al no l’ara rivè a capì ce che a sothedheva; al terth dì ai sbrisa al vuoi in tal cogol de le fuoie rosse che all’aveva ingr continua su https://cimolais.it/fandonie/ WebCam
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