Si modifica lo statuto dell’Uti delle Valli e Dolomiti friulane e gli uffici pubblici della Valcellina sono paralizzati. «I principi fondanti dell’Unione vengono meno», come ha messo in luce il sindaco di Erto e Casso Antonio Carrara, e «prevale la legge del più forte». L’ennesima stoccata al presidente dell’Uti Andrea Carli e «al suo modus operandi da unico uomo al potere». Ma cosa ha fatto infuriare gli amministratori della Valcellina? «Su proposta dell’ufficio di presidenza si è messa mano allo statuto – ha spiegato Carrara –. In sostanza, sono state tolte all’Uti le funzioni più importanti, ossia quelle relative a edilizia pubblica e privata, espropri e ragioneria, per attribuirle di nuovo ai Comuni». «Ci è stato detto che tutto torna come prima della nascita delle Unioni, ma è una falsità – ha messo in evidenza –. Nulla è come prima soprattutto in Valcellina: in questi anni gli uffici si sono svuotati e sull’intero territorio valligiano non possiamo contare sulla presenza di funzionari. Dall’entrata in vigore delle modifiche allo statuto non avremo nessuno che potrà firmare gli atti». Quindi il grazie ironico al presidente dell’Uti Carli. «La modifica allo statuto dell’Uti nella prima seduta di assemblea dei sindaci, convocata la scorsa settimana, non è passata: non è si arrivati, infatti, ai due terzi dei voti – ha aggiunto Carrara –. Carli, dunque, ha puntato sul far passare il documento cambiato in seconda convocazione, quando il problema dei voti non si poneva più, in quanto era sufficiente la maggioranza semplice». Secondo il sindaco di Erto e Casso, «questa scelta non rispecchia il lavoro sinergico di cui si è sempre riempito la bocca Carli. Lo statuto è la carta fondamentale dell’Unione e con questa modifica si mettono in croce i piccoli Comuni e ha la meglio chi è più forte anche dal punto di vista degli uffici. È questa la grande attenzione che Carli ha per la montagna? La legge regionale dice che chi vuole uscire dall’Unione può farlo, ma non serviva avere così tanta fretta». Carrara proponeva di stipulare prima le convenzioni comunali e poi apportare modifiche. «Già è stata fatta una forzatura col prolungamento dell’incarico di Carli in qualità di presidente, ora ci vengono tolte anche le funzioni più importanti dallo statuto. Che dire? Proprio ottime scelte», ha ironizzato. (FMV)—
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La bolp de Meneghe
Sti dis passes, quan che al bosc al ara dut ros, a me a vegnu in ment una fantonia che la contava la me mo Pina; chela de al bolp de Meneghe; liei – la me mo – la conoseva begn Meneghe parce che chi de Nicol i aveva tagn pres e bosch a Meneghe, che a chel temp Meneghe al ara dut dei Thimolians e sol daspuò a le stè vendu a chi de Penei. La fandonia la parla de Svalt de Penei che all’ara dhu a legne a Meneghe, proprio quanche i arboi i dheventrava ros; sta dhe fato che quanche al tornava dola che al aveva lasè al rosac al no lo sciatava mei al toc de la polenta e del formai, che all’ara al so mangè de mesdì. Calche dhun ai robava ogni dì al mangè; passa un dì , passa doi , passa trè, a no in podheva pì. Al se aveva agn sciupè par vethe chi che al ara che ai robava al mangè ma al no l’ara rivè a capì ce che a sothedheva; al terth dì ai sbrisa al vuoi in tal cogol de le fuoie rosse che all’aveva ingr continua su https://cimolais.it/fandonie/ WebCam
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