Cresime e Comunioni

Comunioni e cresime di Gino Bressa “Redi”

Tutti i bambini e bambine locali  allora aderivano volentieri alla prima comunione e alla cresima , emozionati dalla presenza del vescovo e dal persistente suono delle campane che esaltavano la giornata di festa.

Naturalmente la circostanza era anche un’occasione per una grande festa in famiglia , non ostentata ma molto sentita emotivamente.

Il pranzo, fino agli anni 70 , si consumava in casa alla presenza di pochi intimi : polenta e ” tocio ” erano gli ingredienti più diffusi del menù.

Non c’era nulla di ostentato , ma felicità semplice e vera.

SANTINTI E FOTO

I CIMOLIANI RACCONTANO

Nicoli Maria “Nicol”

Quando ho fatto la Comunione in casa c’erano i nostri parenti emigrati in America. Le figlie mi avevano fatto un’acconciatura a boccoli utilizzando delle strisce e acqua e zucchero, che ho tenuto in tersta tutta la notte; a me però non piacevano e la mattina hanno  dovuto rilavarmi i cappelli e rimettermi come sempre. Andavamo tutti sull’altare vestite di bianco;

mia mamma mi aveva fatto il vestito da nuovo di raso; alcuni si mettevano anche delle camice da notte; la festa per la prima comunione  si faceva in casa

Protti Luigia “Gutha”

La mia prima comunione è stata celebrata dal  Reverendo Don Tita Facca. Era l’8 Dicembre 1935 e c’era la neve.

Avevo 6 anni ed  era l’anno in cui avevo iniziato la scuola. Quell’anno molti bambini avevano ricevuto, assieme a me la prima comunione: l’età andava dai 6 ai 15 anni, questo perché il sacerdote che precedette Facca, ovvero Don Giuseppe Bassi, era molto severo e quando un bambino non partecipava a qualche lezione di “Dottrina” (catechismo) lui non lo ammetteva al sacramento. Don Tita Facca, invece, ammise al rito anche i bambini che erano stati precedentemente esclusi. Alla foto di rito, dopo la celebrazione, mi ricordo che occupavamo tutta la scalinata davanti alla Chiesa. Quel giorno una bambina, Catina, che doveva fare la prima comunione era molto malata e si trovava a letto; Don Facca ci chiamò per accompagnarlo a casa di quest’ultima; noi ci siamo messi in fila e lo abbiamo seguito;  c’era almeno mezzo metro di neve! raggiunto il cortile di casa lo abbiamo atteso li, lui è salito da Catina e le ha portato  la prima comunione.

La mamma di Don Facca, l’Agna  Santa, ci seguiva durante la preparazione dei sacramenti;  esigeva da noi bambini, in Chiesa, molta disciplina:  dovevamo stare composti ai nostri posti e lasciare posto alle persone più anziane. Seppur molto esigente l’Agna Santa dopo la prima  comunione ci chiamò tutti in canonica per darci una fetta di dolce da lei preparato.

All’epoca in Chiesa, gli uomini sedevano con gli uomini le donne con le donne.

Nella Chiesa di Cimolais gli uomini occupavano i primi banchi, mentre le donne si accomodavano nei banchi in fondo, se una donna fosse rimasta senza posto a sedere non si sarebbe accomodato con gli uomini perché non era un comportamento ritenuto, all’epoca, appropriato.

Un tempo i sacramenti erano vissuti diversamente da come invece si vivono adesso, eravamo tutti più uniti, ci si aiutava.

I bambini per la comunione dovevano indossare una veste bianca; non tutti ce l’avevano o non tutti potevano permettersela; pertanto, si andava in prestito dalle famiglie che le avevano, io sono andata in prestito del mio abito da una famiglia che aveva 7 figli, eravamo tutti un po’ poveri ma contenti.