La montagna, la gente che la abita, meritano rispetto. Non sempre è così: lo sa bene Mauro Corona, che una volta di più ha voluto sottolineare l’importanza di rapportarsi nel modo giusto con il “suo’’ambiente. Che poi, nella filosofia che lo caratterizza e che lo ha portato ad avere tanti ammiratori in tutta Italia, dovrebbe essere l’ambiente di tutti, a patto che ciascuno gli sappia volere bene. Un messaggio che lo scrittore ha voluto lanciare – come già avvenuto in passato – attraverso la sua arte: ha realizzato una galleria di sculture di legno a cielo aperto tra i sentieri della Val Zemola, la valle che si trova a nord di Erto, dove lo scrittore vive. Martedì 23 giugno ha presentato l’iniziativa a’’Cartabianca’’, la trasmissione di Rai Tre condotta da Bianca Berlinguer di cui è ospite fisso. «Ma attenzione a essere educati – ha detto Corona –, non rubate e abbiate affetto per questo posto». Non per niente ha realizzato delle opere «che possono incutere timore: c’è sempre qualcuno che incombe sui di voi», ha proseguito lo scrittore, che prima di farlo in televisione aveva presentato le sue creazioni su Facebook in un video di pochi minuti. Migliaia gli apprezzamenti al post, molti dei quali da parte di cittadini di fuori regione che, nel dirsi ammirati dalle capacità artistiche di Corona, gli hanno comunicato di volere venire presto in Friuli, «terra meravigliosa», ha scritto qualcuno. (f M)
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La bolp de Meneghe
Sti dis passes, quan che al bosc al ara dut ros, a me a vegnu in ment una fantonia che la contava la me mo Pina; chela de al bolp de Meneghe; liei – la me mo – la conoseva begn Meneghe parce che chi de Nicol i aveva tagn pres e bosch a Meneghe, che a chel temp Meneghe al ara dut dei Thimolians e sol daspuò a le stè vendu a chi de Penei. La fandonia la parla de Svalt de Penei che all’ara dhu a legne a Meneghe, proprio quanche i arboi i dheventrava ros; sta dhe fato che quanche al tornava dola che al aveva lasè al rosac al no lo sciatava mei al toc de la polenta e del formai, che all’ara al so mangè de mesdì. Calche dhun ai robava ogni dì al mangè; passa un dì , passa doi , passa trè, a no in podheva pì. Al se aveva agn sciupè par vethe chi che al ara che ai robava al mangè ma al no l’ara rivè a capì ce che a sothedheva; al terth dì ai sbrisa al vuoi in tal cogol de le fuoie rosse che all’aveva ingr continua su https://cimolais.it/fandonie/ WebCam
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