Nel documento inviato dai sindaci all’Ufficio scolastico si legge «Chiediamo un chiaro segnale da parte di amministrazione provinciale e Ufficio scolastico regionale per la salvaguardia delle scuole in Alta Valcellina . Il servizio è messo in serio pericolo dai parametri numerici fissati nel documento regionale, che chiediamo di rivedere. Il dimensionamento dei punti di erogazione del servizio scolastico previsto dalla Regione è inaccettabile per qualsiasi società civile. Ridimensionare e gradualmente chiudere una scuola in un piccolo centro significa cancellare un baluardo di civiltà per i cittadini di domani e rimuovere un punto di riferimento per la tradizione culturale del luogo». I sindaci ritengono che «sia essenziale garantire la continuità didattica pluriennale, impegno ribadito pure dal ministro dell’Istruzione. I Comuni valcellinesi sono impegnati a difendere le scuole locali anche con risorse finanziarie proprie e quindi sollecitiamo l’Ufficio scolastico regionale a intervenire affinché, nell’assegnazione degli organici alle singole scuole, tenga conto della problematica situazione della montagna, consentendo, attraverso il mantenimento della dotazione organica, la compresenza di docenti per l’insegnamento di alcune materie a gruppi omogenei. ». I primi cittadini ricordano che chiudere le scuole significa chiudere la montagna. «Le scuole di montagna sono l’ultima diga allo spopolamento: se chiudessero, assisteremmo a una deriva demografica verso valle . Riconosciamo la necessità di ridurre i costi, ma devono essere mantenute le garanzie dell’istruzione e formazione scolastica, con servizi adeguati per tutti i cittadini. » (fonte messaggero Veneto)
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La bolp de Meneghe
Sti dis passes, quan che al bosc al ara dut ros, a me a vegnu in ment una fantonia che la contava la me mo Pina; chela de al bolp de Meneghe; liei – la me mo – la conoseva begn Meneghe parce che chi de Nicol i aveva tagn pres e bosch a Meneghe, che a chel temp Meneghe al ara dut dei Thimolians e sol daspuò a le stè vendu a chi de Penei. La fandonia la parla de Svalt de Penei che all’ara dhu a legne a Meneghe, proprio quanche i arboi i dheventrava ros; sta dhe fato che quanche al tornava dola che al aveva lasè al rosac al no lo sciatava mei al toc de la polenta e del formai, che all’ara al so mangè de mesdì. Calche dhun ai robava ogni dì al mangè; passa un dì , passa doi , passa trè, a no in podheva pì. Al se aveva agn sciupè par vethe chi che al ara che ai robava al mangè ma al no l’ara rivè a capì ce che a sothedheva; al terth dì ai sbrisa al vuoi in tal cogol de le fuoie rosse che all’aveva ingr continua su https://cimolais.it/fandonie/ WebCam
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