A questo punto è quasi certo: fra qualche anno di buona parte delle grandi abetaie del Nordest resterà poco più che un ricordo. L’abete rosso, il re delle nostre montagne, sta infatti cedendo all’aggressione di un coleottero di mezzo centimetro di lunghezza, il Bostrico. E non avviene solo alle nostre latitudini, ma un po’ ovunque nel mondo, per colpa dello stesso insetto o dei suoi cugini della sottofamiglia degli Scolitidi, il cui nome rimanda al greco skolypto (taglio) per la loro abitudine di scavare gallerie sotto la corteccia degli alberi, bloccando il normale flusso dei fluidi vitali e portandoli rapidamente alla morte. Dall’Austria alla Germania, dalla Svizzera alla Polonia, dal Nord America alla Siberia questi insetti stanno letteralmente decimando le più estese e maestose foreste del mondo: il Dendroctonus Ponderosae, ad esempio, ha già provocato nel Nord America la perdita di 750 milioni di metri cubi di legname, il triplo di tutti i boschi di abete rosso esistenti in Italia. Se in questi giorni siete in giro per le montagne del Nordest, avrete sicuramente notato le chiazze di abeti seccati, sempre più vaste e sempre più numerose: il danno arrecato finora dal Bostrico ha praticamente raggiunto quello provocato nel 2018 dalla tempesta Vaia (16 milioni di alberi abbattuti, su 40mila ettari), che di tutto questo è stato l’innesco, e il contagio non accenna a fermarsi, anche se la primavera fresca e piovosa ha determinato probabilmente un temporaneo rallentamento.Ma se all’inizio dell’infestazione alcuni studiosi ipotizzavano il raggiungimento del picco e poi la regressione del parassita nell’arco di cinque anni, ora uno dei maggiori esperti italiani di Scolitidi, Massimo Faccoli, docente di Entomologia Forestale all’Università di Padova, ammette che “la guerra è perduta”. FMV
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La bolp de Meneghe
Sti dis passes, quan che al bosc al ara dut ros, a me a vegnu in ment una fantonia che la contava la me mo Pina; chela de al bolp de Meneghe; liei – la me mo – la conoseva begn Meneghe parce che chi de Nicol i aveva tagn pres e bosch a Meneghe, che a chel temp Meneghe al ara dut dei Thimolians e sol daspuò a le stè vendu a chi de Penei. La fandonia la parla de Svalt de Penei che all’ara dhu a legne a Meneghe, proprio quanche i arboi i dheventrava ros; sta dhe fato che quanche al tornava dola che al aveva lasè al rosac al no lo sciatava mei al toc de la polenta e del formai, che all’ara al so mangè de mesdì. Calche dhun ai robava ogni dì al mangè; passa un dì , passa doi , passa trè, a no in podheva pì. Al se aveva agn sciupè par vethe chi che al ara che ai robava al mangè ma al no l’ara rivè a capì ce che a sothedheva; al terth dì ai sbrisa al vuoi in tal cogol de le fuoie rosse che all’aveva ingr continua su https://cimolais.it/fandonie/ WebCam
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