Cinque regole d’oro per frequentare in sicurezza i 66 rifugi delle Dolomiti. Questa l’iniziativa della Fondazione Dolomiti Unesco. Un vademecum in tre lingue – italiano, inglese e tedesco – rivolto agli amanti della montagna, che – come ha ricordato la Direttrice dell’Ente Marcella Morandini – “sempre più spesso vivono i rifugi come meta e non solo come punto di passaggio”. Regola numero uno: per pernottare è obbligatoria la prenotazione, mentre è
caldamente consigliata per il pranzo. Mascherina e gel disinfettante vanno utilizzati nelle
aree comuni, così come è sempre obbligatorio mantenere le distanze, soprattutto in alcune
specifiche situazioni. Infine, è sempre bene chiedere al gestore del rifugio cosa serve per il
pernottamento, ed è consigliato portare con sé il proprio sacco a pelo. Obbligatorio, in ultimo, avere sempre appresso anche ciabatte e asciugamano. “Ci è sembrato un modo per comunicare a tutti i visitatori che con poche, semplici accortezze si può frequentare la montagna e i suoi rifugi in totale sicurezza e tranquillità”, ha detto il Vicepresidente della Provincia di Trento, nonché Presidente della Fondazione Dolomiti Unesco, Mario Tonina. “Questa è stata anche l’occasione per lavorare in modo unitario e in sinergia con tutti i territori delle Dolomiti e le associazioni: dalle Regioni e Province, al Cai e alla Sat, ai rifugisti”.
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La bolp de Meneghe
Sti dis passes, quan che al bosc al ara dut ros, a me a vegnu in ment una fantonia che la contava la me mo Pina; chela de al bolp de Meneghe; liei – la me mo – la conoseva begn Meneghe parce che chi de Nicol i aveva tagn pres e bosch a Meneghe, che a chel temp Meneghe al ara dut dei Thimolians e sol daspuò a le stè vendu a chi de Penei. La fandonia la parla de Svalt de Penei che all’ara dhu a legne a Meneghe, proprio quanche i arboi i dheventrava ros; sta dhe fato che quanche al tornava dola che al aveva lasè al rosac al no lo sciatava mei al toc de la polenta e del formai, che all’ara al so mangè de mesdì. Calche dhun ai robava ogni dì al mangè; passa un dì , passa doi , passa trè, a no in podheva pì. Al se aveva agn sciupè par vethe chi che al ara che ai robava al mangè ma al no l’ara rivè a capì ce che a sothedheva; al terth dì ai sbrisa al vuoi in tal cogol de le fuoie rosse che all’aveva ingr continua su https://cimolais.it/fandonie/ WebCam
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