La comunità pordenonese piange la scomparsa del medico di base Albert Joubran, 84 anni, . Il presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Pordenone Guido Lucchini ha espresso la sua vicinanza ai familiari dei professionisti scomparsi.
Joubran è partito poco meno che ventenne dal Libano, il suo paese d’origine, per venire a studiare in Italia, grazie al sostegno dei suoi genitori. Si è laureato in storia, ha studiato poi teologia finché non ha scoperto la sua vera vocazione, la medicina, alla quale si è dedicato anima e corpo. Dopo lungo tempo ha trovato l’amore e la sua compagna di vita in Silvia, anche lei medico di professione. Si sono sposati nel 1985 e hanno avuto tre figli: Ernesto, Giulia e Francesco. Joubran ha curato i suoi pazienti nell’ambulatorio di Brugnera e prima ancora è stato medico di famiglia nella Valcellina, fra Barcis e Cimolais, lasciando un segno nei cuori così profondo che anche dopo la pensione i suoi vecchi pazienti lo cercavano spesso. Il dottore è sempre rimasto presente nell’affetto di tante famiglie. La figlia Giulia ha ricordato come mamma Silvia e papà Albert prendessero l’auto e andassero a far visita agli ex pazienti, che li chiamavano, anche dopo l’emergenza coronavirus, in virtù del rapporto di fiducia sedimentato nel tempo, per farsi misurare la pressione, ad esempio, ma era più un pretesto, per bere insieme un caffè e ritrovarsi. (F:MV)
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La bolp de Meneghe
Sti dis passes, quan che al bosc al ara dut ros, a me a vegnu in ment una fantonia che la contava la me mo Pina; chela de al bolp de Meneghe; liei – la me mo – la conoseva begn Meneghe parce che chi de Nicol i aveva tagn pres e bosch a Meneghe, che a chel temp Meneghe al ara dut dei Thimolians e sol daspuò a le stè vendu a chi de Penei. La fandonia la parla de Svalt de Penei che all’ara dhu a legne a Meneghe, proprio quanche i arboi i dheventrava ros; sta dhe fato che quanche al tornava dola che al aveva lasè al rosac al no lo sciatava mei al toc de la polenta e del formai, che all’ara al so mangè de mesdì. Calche dhun ai robava ogni dì al mangè; passa un dì , passa doi , passa trè, a no in podheva pì. Al se aveva agn sciupè par vethe chi che al ara che ai robava al mangè ma al no l’ara rivè a capì ce che a sothedheva; al terth dì ai sbrisa al vuoi in tal cogol de le fuoie rosse che all’aveva ingr continua su https://cimolais.it/fandonie/ WebCam
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