Sarà ricordato come l’anno in cui sono stati raggiunti due traguardi che il Friuli Venezia Giulia perseguiva da anni nel settore vitivinicolo: il 2016 è stato infatti contrad distinto dal riconoscimento della “DOC Friuli” e della “DOC interregionale delle Venezie”. E’ quanto è emerso dalla recente conferenza di fine anno della Giunta regionale, durante la quale il bilancio per gli ambiti dell’agricoltura e delle foreste è stato presentato dal vicepresidente Sergio Bolzonello, vista l’assenza dell’assessore alle Risorse agricole e forestali, Cristiano Shaurli, ad Amatrice per testimoniare l’impegno della Regione Friuli Venezia Giulia nella ricostruzione dopo il terremoto che ha devastato il centro Italia. Nei giorni scorsi, tuttavia, Shaurli ha rimarcato come sia in forte crescita l’export dei prodotti regionali, in particolare per quanto riguarda i settori agroalimentare (+ 35 %) e vitivinicolo (+12%). Risultati positivi, per i quali l’assessore all’Agricoltura ha voluto ringraziare le filiere dei produttori per “la loro capacità di fare massa critica e lavorare assieme”. Cresce anche l’impegno per gli interventi idraulico-forestali. Come è stato ricordato durante l’incontro con i giornalisti, l’Amministrazione regionale solo nel 2016 ha infatti finanziato quasi 90 interventi di manutenzione per una spesa di quasi 2 milioni di euro (fonte Euroregione)
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La bolp de Meneghe
Sti dis passes, quan che al bosc al ara dut ros, a me a vegnu in ment una fantonia che la contava la me mo Pina; chela de al bolp de Meneghe; liei – la me mo – la conoseva begn Meneghe parce che chi de Nicol i aveva tagn pres e bosch a Meneghe, che a chel temp Meneghe al ara dut dei Thimolians e sol daspuò a le stè vendu a chi de Penei. La fandonia la parla de Svalt de Penei che all’ara dhu a legne a Meneghe, proprio quanche i arboi i dheventrava ros; sta dhe fato che quanche al tornava dola che al aveva lasè al rosac al no lo sciatava mei al toc de la polenta e del formai, che all’ara al so mangè de mesdì. Calche dhun ai robava ogni dì al mangè; passa un dì , passa doi , passa trè, a no in podheva pì. Al se aveva agn sciupè par vethe chi che al ara che ai robava al mangè ma al no l’ara rivè a capì ce che a sothedheva; al terth dì ai sbrisa al vuoi in tal cogol de le fuoie rosse che all’aveva ingr continua su https://cimolais.it/fandonie/ WebCam
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