Durante la seduta del consiglio direttivo svoltosi nella sede di Cimolais, il sindaco di Erto e Casso, Carrara Fernando ha evidenziato . « Va bene tutelare le specie animali, ma ricordiamoci che nelle nostre zone sono gli umani la prima categoria a rischio di estinzione. I giovani se ne vanno e non ne arrivano di nuovi. Dobbiamo essere più vicini alla gente, trasformando il Parco in un reale motore di crescita sociale e economica. Altrimenti, è inutile parlare di emorragia di residenti, essendo un fenomeno quasi comprensibile di fronte all’assenza di valide prospettive». Carrara ha snocciolato alcuni numeri. «L’ente di Cimolais ha in pianta organica 16 dipendenti – ha evidenziato –. Bene, di questi soltanto 6 godono di contratti a tempo indeterminato. Gli altri vivono da troppi anni sulla base di progetti e convenzioni di collaborazione. Credo che a tutti spetti il diritto di avere certezza rispetto al futuro.». C’è poi il problema della popolazione locale, che non viene coinvolta a sufficienza nelle attività del Parco naturale delle Dolomiti friulane. “Meno professionisti e più residenti: dovrebbe essere questo il motto di ogni documento programmatico dell’organo di tutela ambientale. Facciamo collaborare attivamente gli abitanti, come nel caso dei danni da fauna selvatica e nella costruzione di recinti per gli orti»(fonte Messaggero Veneto)
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La bolp de Meneghe
Sti dis passes, quan che al bosc al ara dut ros, a me a vegnu in ment una fantonia che la contava la me mo Pina; chela de al bolp de Meneghe; liei – la me mo – la conoseva begn Meneghe parce che chi de Nicol i aveva tagn pres e bosch a Meneghe, che a chel temp Meneghe al ara dut dei Thimolians e sol daspuò a le stè vendu a chi de Penei. La fandonia la parla de Svalt de Penei che all’ara dhu a legne a Meneghe, proprio quanche i arboi i dheventrava ros; sta dhe fato che quanche al tornava dola che al aveva lasè al rosac al no lo sciatava mei al toc de la polenta e del formai, che all’ara al so mangè de mesdì. Calche dhun ai robava ogni dì al mangè; passa un dì , passa doi , passa trè, a no in podheva pì. Al se aveva agn sciupè par vethe chi che al ara che ai robava al mangè ma al no l’ara rivè a capì ce che a sothedheva; al terth dì ai sbrisa al vuoi in tal cogol de le fuoie rosse che all’aveva ingr continua su https://cimolais.it/fandonie/ WebCam
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