Il Varma esonda anche quando piove e quando non piove. Venerdì scorso l’acqua era nella strada anche se non aveva piovuto. L’alveo del Varma e del Cellina sono intasati di ghiaia a tal punto che l’acqua corre ormai a livello della strada 251. Cosicchè basta un afflusso d’acqua più intenso da monte, non necessariamente legata a fenomeni di maltempo, per far fuoriuscire il Varma sulla carreggiata. Ieri, lunedì 1 settembre la strada è stata chiusa tutto il giorno e questa mattina, martedì, l’acqua era ancora nella careggiata presso il Varma. Oggi hanno abbassato il lago di Barcis (che nei giorni precedenti era completamente pieno , non si sa per quale motivo visto che si sapeva con largo anticipio del maltempo in arrivo) e guarda caso… questa sera la careggiata era completamente asciutta!! Molti hanno dovuto fare il giro per Vittorio Veneto sobbarcandosi 400 km per andare a lavorare. Così di certo non si salva la montagna; i servizi sono sempre più carenti: chiusa la farmacia, chiusa la latteria, chiusa la biblioteca, le poste a giorni alterni, la guardia medica solo i festivi e di giorno, etc… in più la minaccia ogni volta che non piove o piove per qualche ora di non poter transitare sul VARMA! In questo modo i pochi che abitano a monte saranno costretti a trasferirsi in pianura, in particolare i giovani e i paesi di montagna resteranno completamente abbandonati.
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La bolp de Meneghe
Sti dis passes, quan che al bosc al ara dut ros, a me a vegnu in ment una fantonia che la contava la me mo Pina; chela de al bolp de Meneghe; liei – la me mo – la conoseva begn Meneghe parce che chi de Nicol i aveva tagn pres e bosch a Meneghe, che a chel temp Meneghe al ara dut dei Thimolians e sol daspuò a le stè vendu a chi de Penei. La fandonia la parla de Svalt de Penei che all’ara dhu a legne a Meneghe, proprio quanche i arboi i dheventrava ros; sta dhe fato che quanche al tornava dola che al aveva lasè al rosac al no lo sciatava mei al toc de la polenta e del formai, che all’ara al so mangè de mesdì. Calche dhun ai robava ogni dì al mangè; passa un dì , passa doi , passa trè, a no in podheva pì. Al se aveva agn sciupè par vethe chi che al ara che ai robava al mangè ma al no l’ara rivè a capì ce che a sothedheva; al terth dì ai sbrisa al vuoi in tal cogol de le fuoie rosse che all’aveva ingr continua su https://cimolais.it/fandonie/ WebCam
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