Lo stupore di fronte alle vette innevate che sembrano dune nel deserto. La tenacia di chi, con corde di canapa o accompagnato da un drone, affronta un’arrampicata. Il medesimo desiderio di ignoto che spinge nelle buie viscere della terra. Scatti a distanza di un secolo che raccontano il rapporto tra uomo e natura. Li ha raccolti, nel corso dello scorso anno, la sezione Cai di Pordenone nell’ambito delle celebrazioni per il centenario che domani vedranno la loro conclusione con un evento speciale.
Dal concorso Obiettivo montagna è nata l’omonima mostra che «è più di un confronto fotografico: è un racconto sul tempo, sul paesaggio e sulla memoria» spiega il Cai. Mettendo a confronto foto storiche e scatti contemporanei, l’associazione ha raccolto nel corso dell’anno circa 200 fotografie di 30 autori, che hanno dato la visione attualizzata delle immagini prese dall’archivio storico della sezione. Sedici opere in mostra, cinque quelle premiate: ne mostriamo una selezione in questa pagina.
Nella fotografia Vista sugli stavoli (che si è aggiudicata il primo premio) il tempo sembra essersi si fermato. Ma nonostante il passaggio dell’uomo sia evidente, tanto nella foto di inizio ‘900 quanto nello scatto contemporaneo la vera protagonista è la montagna. Come lo è anche nei Rilievi innevati che si sono aggiudicati il secondo posto: colore e geometria disegnano un paesaggio quasi astratto.
L’ Arrampicata in parete è la protagonista degli scatti al terzo posto: dagli indumenti in lana ai materiali moderni, l’ascesa resta un’intima sfida con la natura. La Campana in vetta che domina il Campanile di Val Montanaia è stata invece messa a confronto con quella Cima Alta Luce rivolta verso il Monte Rosa: risuonano della stessa eternità. Il quinto premio assegnato a Progressione in grotta rivela come ad essere mutate non siano state solo le attrezzature degli speleologi. La presenza di una giovane donna è un segno come sia cambiata la tecnica, ma soprattutto i protagonisti.
Una selezione attenta e accurata, affidata a esperti di fotografia, paesaggio e comunicazione ambientale, unita all’allestimento di Marco Minuz hanno permesso di creare un dialogo visivo ed emotivo tra memoria ed attualità. «Insieme, queste fotografie tracciano una linea sottile tra passato e presente, tra mutamento e permanenza – conclude il Cai, che domani presenterà il documentario celebrativo Un sentiero lungo cent’anni – . Ci ricordano che il tempo non cancella tutto: a volte si limita a ridefinire le forme di una stessa antica meraviglia». —



