A Claut, l’agricoltura biologica porta la firma dell’azienda agricola Saliet, fondata dai fratelli Carlo e Chiara Santarossa e che fa parte del Consorzio Valli e Dolomiti friulane e della rete dei prodotti e produttori dell’agroalimentare di qualità del Parco naturale delle Dolomiti friulane.
Carlo è agronomo e Chiara ha una formazione alberghiera. Le specie di piante officinali coltivate sono numerose: menta, issopo, lavanda, salvia sclarea, finocchio dolce, timo, salvia e rosmarino, da cui si ottiene un prodotto fresco, essiccato e olio essenziale estratto senza l’utilizzo di solventi di sintesi. Oltre alla produzione di piccoli frutti, zafferano e calendula, ci sono altre coltivazioni destinate al settore della liquoristica. Inoltre, vengono allevate le api per la produzione di miele. Tutti i prodotti coltivati sono stati scelti perché poco impattanti nella cornice ambientale e ben integrati all’interno del paesaggio montano. Le attività praticate in azienda si fondano sul rispetto dell’ambiente: vengono utilizzate tecniche di coltivazione a bassissimo impatto ambientale, che è possibile conoscere anche grazie alla fattoria didattica e sociale. Saliet cerca pure di farsi conoscere partecipando a eventi: da oggi a domenica sarà presente a Santa Lucia di Piave nell’ambito di Benessere&bio. Domenica parteciperà anche alla Festa delle erbe in scena a Forni di Sopra. Una bella storia di valorizzazione di montagna e agricoltura. — FMV
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La bolp de Meneghe
Sti dis passes, quan che al bosc al ara dut ros, a me a vegnu in ment una fantonia che la contava la me mo Pina; chela de al bolp de Meneghe; liei – la me mo – la conoseva begn Meneghe parce che chi de Nicol i aveva tagn pres e bosch a Meneghe, che a chel temp Meneghe al ara dut dei Thimolians e sol daspuò a le stè vendu a chi de Penei. La fandonia la parla de Svalt de Penei che all’ara dhu a legne a Meneghe, proprio quanche i arboi i dheventrava ros; sta dhe fato che quanche al tornava dola che al aveva lasè al rosac al no lo sciatava mei al toc de la polenta e del formai, che all’ara al so mangè de mesdì. Calche dhun ai robava ogni dì al mangè; passa un dì , passa doi , passa trè, a no in podheva pì. Al se aveva agn sciupè par vethe chi che al ara che ai robava al mangè ma al no l’ara rivè a capì ce che a sothedheva; al terth dì ai sbrisa al vuoi in tal cogol de le fuoie rosse che all’aveva ingr continua su https://cimolais.it/fandonie/ WebCam
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