A seguito dell’evento meteorologico estremo verificatosi a fine ottobre 2018, la percorribilità dei sentieri e delle strade di penetrazione del Parco risultava compromessa. Gli accessi alle valli principali erano interrotti da importanti erosioni, grandi accumuli detritici e ammassi di alberi rovesciati al suolo a causa delle forti precipitazioni e raffiche di vento della cosiddetta “Tempesta Vaia”. Lo scenario, a dir poco sconvolgente, ha interessato le montagne del triveneto (Friuli Venezia Giulia, Veneto, Trentino Alto Adige) e di parte della Lombardia, ed ha messo a dura prova le istituzioni nella prima fase dell’emergenza, volta soprattutto a ripristinare condizioni di sicurezza accettabili per i cittadini e per le attività direttamente coinvolti dalla tempesta. Fortunatamente, visto l’approssimarsi dell’inverno e dei relativi fenomeni che si verificano stagionalmente, le attività economiche e di gestione del territorio all’interno del Parco, che non è permanentemente abitato, erano già sospese. Pertanto i rischi per l’incolumità delle persone e per le attività sono stati praticamente nulli, anche grazie agli allertamenti disposti dalla Protezione Civile Regionale. Di fatto però si è verificata un’improvvisa interruzione degli accessi, con impossibilità di raggiungere fisicamente estese porzioni di territorio con relative infrastrutture e strutture. L’Ente Parco, per quanto di competenza, ha avviato pertanto i primi interventi di ripristino della sentieristica principale, concentrandosi sugli itinerari più prossimi ai centri abitati e abitualmente fruiti anche durante l’inverno e la primavera, quali ad esempio i percorsi collegati alle attività presso la Diga del Vajont (Comune di Erto e Casso), l’accesso alla Casera Lodina (Comune di Cimolais), la “Strada da lis fornas” (Comune di Tramonti di Sopra), il Col dei Piais (Comune di Claut), il sentiero “Truoi dal Von” (Comune di Forni di Sopra), il sentiero dei Landris (Comune di Frisanco) e quello del Dint (Riserva Forra del Cellina, Comuni di Barcis e Andreis). (f L’Aquila)
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La bolp de Meneghe
Sti dis passes, quan che al bosc al ara dut ros, a me a vegnu in ment una fantonia che la contava la me mo Pina; chela de al bolp de Meneghe; liei – la me mo – la conoseva begn Meneghe parce che chi de Nicol i aveva tagn pres e bosch a Meneghe, che a chel temp Meneghe al ara dut dei Thimolians e sol daspuò a le stè vendu a chi de Penei. La fandonia la parla de Svalt de Penei che all’ara dhu a legne a Meneghe, proprio quanche i arboi i dheventrava ros; sta dhe fato che quanche al tornava dola che al aveva lasè al rosac al no lo sciatava mei al toc de la polenta e del formai, che all’ara al so mangè de mesdì. Calche dhun ai robava ogni dì al mangè; passa un dì , passa doi , passa trè, a no in podheva pì. Al se aveva agn sciupè par vethe chi che al ara che ai robava al mangè ma al no l’ara rivè a capì ce che a sothedheva; al terth dì ai sbrisa al vuoi in tal cogol de le fuoie rosse che all’aveva ingr continua su https://cimolais.it/fandonie/ WebCam
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