Reumatologia Ospedale di Maniago a orario ridotto I pazienti “dirottati” a Sacile

l servizio di reumatologia dell’ospedale di Maniago non garantisce risposte soddisfacenti alle richieste dell’utenza, e i cittadini si rivolgono alla struttura sanitaria di Sacile. Lo specialista riceve infatti una volta la settimana, ed è quindi difficile gestire la richiesta di prestazioni. A segnalare il caso è un maniaghese, che si è detto indignato per quanto accade nella struttura.La reumatologia non è l’unico servizio finito nel mirino di chi ha bisogno di cure: i pazienti lamentano lunghe liste d’attesa per essere visitati dagli specialisti che operano in ospedale e la mancanza di determinati strumenti per eseguire esami. Una situazione che costringe i cittadini a rivolgersi ad altre strutture, non senza complicazioni: si devono infatti sobbarcare peregrinazioni in giro per la provincia. Un problema non da poco, soprattutto per chi vive nelle zone montane.

Sul caso è intervenuto il comitato Pedemontana viva, il quale ha messo in luce che, nonostante la pioggia di segnalazioni da parte dei cittadini negli ultimi mesi, non è stato convocato un tavolo di confronto per affrontare le criticità e trovare possibili soluzioni. Il gruppo ha ricordato che la Regione ha annunciato investimenti, anche per potenziare i servizi sul territorio, ma sinora non s’è visto nulla. «È stata chiesta una commissione consiliare, affinché i vertici dell’Azienda sanitaria traccino un bilancio sullo stato dell’arte, ma per ora non si parla di faccia a faccia – ha messo in luce il comitato -. I problemi sono tanti: l’ospedale è un contenitore che pian piano si sta svuotando. Perderlo significherà privare il territorio di un servizio fondamentale, nonché impoverire la zona. Si parla tanto di politiche per contrastare lo spopolamento, ma chi verrà a investire nel Maniaghese e nelle valli limitrofe, se non si potrà più contare su una struttura sanitaria che garantisca un’importante offerta? La mancanza di investimenti anche su questo fronte andrà a vantaggio dei grandi centri».Pedemontana viva ha ricordato che un altro fronte caldo riguarda la fisioterapia. «Che fine hanno fatto i progetti per il trasloco della fisioterapia e del distretto annunciati nel 2015 dall’ex direttore generale del’Aas 5, Paolo Bordon, e dall’assessore regionale alla sanità, Maria Sandra Telesca? – interroga Pedemontana viva -. La fisioterapia dovrebbe essere trasferita al primo piano dell’ospedale, al posto della neurologia, in modo tale da essere vicina alla Rsa. Questo rappresenta un tassello fondamentale della riorganizzazione: non possiamo pensare che si registrino nuovi slittamenti dei tempi. Se le risorse mancano o sono poche, si batta cassa nelle sedi deputate».Fonte Messaggero Veneto

 

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