Eventi

13.11.2016

A 85 anni torna a fare lezione: “Insegno la poesia ai bambini”

A 85 anni è tornato a scuola per insegnare agli alunni della elementare Edmondo De Amicis di Cordenons a scrivere poesie e a «tirare fuori da se stessi la loro sensibilità». L’ha fatto nella stessa scuola che fu l’ultima in cui esercitò come maestro unico, fino al 1989 quando andò in pensione.

Giovanni Sesso, classe 1931, veneto di origine ma dal 1972 cordenonese di adozione, negli ultimi sedici anni della sua professione di insegnante – iniziata nel 1958 con il conseguimento del diploma magistrale – ha formato centinaia di cordenonesi. Alla De Amicis è ritornato con un progetto che è partito il 17 ottobre e si concluderà a fine mese. Coinvolge le classi terze, quarte e quinte della elementare.

A spingerlo a presentare alla direzione didattica dell’istituto Alberto Manzi la sua proposta di “Incontri per un approccio alla poesia” è stata la passione per l’insegnamento, che non si è mai sopita. «Sto incontrando – racconta – bambini entusiasti di ciò che spiego loro e attenti – dice – e ciò mi rende felice. Questa esperienza, unita alla mia attività di scrittore, l’ho scelta per mettere la mia vecchiaia a disposizione di quanti vorranno trarne vantaggio».

A 58 anni, Sesso scelse di andare in pensione anzitempo, per coronare un suo sogno: iscriversi all’università e conseguire, nel 2008, la laurea in lettere. Ci aveva provato anche nel 1962, ma «da maestro – ricorda – guadagnavo 60 mila lire al mese e fui costretto ad abbandonare perché gli studi costavano troppo».

Sempre nel 2008 ha pubblicato “Vajont”, quindi “Cave del Predil. Storia di una comunità e della sua miniera”, libri nati dalla sua esperienza di maestro a Erto e Casso e nella zona di Tarvisio. Suo è anche “Un Dio per l’uomo. Cenni biografici e pensiero di padre David Maria Turoldo”, approfondimento della sua tesi di laurea.

Nell’ultimo mese, l’85enne ha ripreso in mano dispense, quaderni e compiti per casa da correggere. Un po’ maestro e un po’ nonno, in aula è tornato a servirsi di lavagna e gesso. Spiega come scrivere di poesia alle nuove generazioni con esempi ed immagini a portata di bambini. Nel farlo, attinge i suoi ricordi di infanzia da un manoscritto che, non ancora completato, ha già raggiunto le 500 pagine.

Per desiderio dei suoi quattro figli, e come eredità da lasciare ai suoi sei nipoti, Sesso sta mettendo nero su bianco la sua vita registrando gli eventi, ma soprattutto quelle emozioni che ha sempre amato portare a galla nei suoi alunni.

«Da maestro unico – ricorda – insegnavo tutte le materie, ma davo grande importanza all’italiano: padroneggiare parole e grammatica aumenta la capacità critica e di riflessione». Per il suo ritorno a scuola ha scelto la poesia che nasce imperfetta, ma spontanea, dalla creatività dei piccoli.

«Ho sempre fatto scrivere poesie ai miei alunni – racconta – e le conservo tutte con affetto. Volevo imparassero a riconoscere le loro emozioni. Ho voluto farlo con i bambini di oggi – dice – per convincerli che dentro di loro ci sono dei diamanti da coltivare».

Brillano gli occhi del maestro ottuagenario mentre racconta, ma per il futuro delle nuove generazioni c’è anche preoccupazione. «Ho l’impressione che il metodo didattico attuale sia troppo dinamica, nozionistica, dispersiva e superficiale – dice –. I bambini non hanno il tempo di assimilare. Nei testi che sto correggendo leggo di un rapporto con i genitori fatto di capricci e materialismo. Preferiscono scrivere di animali ed è lì che riescono a toccare i loro diamanti, lo stupore, la gioia, la paura, la sofferenza che fanno

parte dell’essere umano».

Alunni e insegnanti sono entusiasti. «Abbiamo accolto la proposta del maestro – dice la dirigente – perché riteniamo importante lo scambio generazionale e prezioso il contributo che può ancora dare seppur in pensione» (FONTE MESSAGGERO VENETO)

sesso

7 luglio 2015

PUNTO VERDE CIMOLAIS

Dopo l’avviso pubblico dell’Ambito Socio Assistenziale che invitava i genitori ad iscriversi al punto verde, che si sarebbe svolto nel mese di luglio presso la sala polifunzionale e/o la fattoria Palin, di fatto il servizio non è stato attivato. Viene meno una tradizione che, nata più di 50 anni fa, merito alla GRANDE Eva Pielli, aveva lo scopo di far trascorrere in modo “giocoso” l’estate non solo ai villeggianti ma anche ai bambini e ragazzi di Cimolais. L’iniziativa è stata ripetuta , con più o meno adesioni, da TUTTE le Amministrazioni, ed allargata anche ai bambini dei Comuni contermini, in modo da riportare, anche se solo per un mese, la vivacità dei nostri bambini e di far trascorrere qualche giorno in compagnia nel loro Comune, visto che, di fatto, fanno i pendolari tutto l’anno ! Lo sfogo di una nostra lettrice, nel merito , dimostra il disagio che la mancanza di un servizio – ormai consolidato – può portare quando viene a mancare. “Con la presente per comunicare che a causa del mancato raggiungimento del numero minimo di iscritti, non verrà attivato il punto verde 2015”. Così il Comune di Cimolais si giustifica con i genitori che hanno iscritto i propri figli al centro estivo. A chi ha chiesto informazioni, la risposta è stata questa :”Il numero minimo per realizzare il corso era 15 iscritti, e le adesioni in totali sono state 12”. Così, chiude i battenti anche il punto verde 2015 e anziché trovare nuove soluzioni per impegnare i ragazzi durante l’estate, perché l’estate è lunga, si impiega il tempo a chiedersi il perché. Le risposte possono essere molteplici, ma resta il fatto che in tre comuni non è ancora stata fatta una scelta intelligente per impegnare i ragazzi dopo la scuola. E probabilmente non si farà, perché così è più comodo: meno fatica, meno incomodi. In tre amministrazioni comunali, non esiste una proposta ricreativa, un’attività ludica, un impegno extrascolastico che impieghi bambini e ragazzi durante l’estate. L’unica proposta pervenuta ai genitori è di iscrivere i propri figli al CampMultisport organizzato dalla Polisportiva di Claut che offre cinque giornate (6-10 luglio) improntate su 12 discipline sportive al prezzo di 110 euro. Ancora una volta resta l’amarezza, di dispiacere di non poter offrire qualcosa di più, e questo stato di malessere che nasce e che cresce dalla parola “niente”. Niente punto verde, niente iniziative per i giovani, di niente. Questo amaro in gola che traspare ogni qualvolta si ha la sensazione di perdere qualcosa”

 

27 novembre

SULLA QUESTIONE FONDI AL PARCO INTERVIENE ANCHE LA PROVINCIA DI PORDENONE

L’assessore provinciale alla pianificazione territoriale e Dolomiti Unesco, Giuseppe Verdichizzi, ha incontrato il consigliere regionale di Pordenone Franco Dal Mas per esternare la propria preoccupazione in ordine a quanto ventilato sulla drastica riduzione dei fondi da mettere a disposizione dei due Parchi naturali regionali da parte della Regione. L’amministrazione provinciale di Pordenone ritiene che il Parco delle Dolomiti friulane, frequentato da oltre 250 mila visitatori l’anno, provenienti sia dall’Italia sia dall’estero, rappresenti non soltanto un fiore all’occhiello per l’attrattività turistica del territorio pordenonese e regionale tutto, ma anche un caposaldo nella formazione, nella gestione e nella valorizzazione dello straordinario sito naturale costituito dalle Dolomiti friulane, tra l’altro dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità il 26 giugno 2009, di cui l’area del Parco rappresenta il 13 per cento della superficie. L’assessore Verdichizzi, inoltre, sottolinea «la strategicità del ruolo del Parco in ordine alla sua preziosa e insostituibile partnership nell’ottenimento dello straordinario risultato, assieme alla Provincia di Pordenone e alle altre quattro Province (Udine, Belluno, Bolzano, Trento), in sede della candidatura e del riconoscimento. Il Parco naturale Dolomiti friulane, oltre ad avere specifiche competenze in tema di gestione delle aree Parco, Sic e Zps comprese nel territorio montano, sta svolgendo, per conto della Provincia di Pordenone quale capofila nella Fondazione Dolomiti Unesco delle Rete funzionale delle aree protette, un delicato ruolo di coordinamento di tutti i Parchi naturali dolomitici. Con la «viva preoccupazione di non dovere compromettere quello che l’Unesco ha assegnato alla Fondazione in termini di attività e obiettivi strategici di governance (conservazione, comunicazione, valorizzazione)», il consigliere regionale Franco Dal Mas si è reso disponibile ad affrontare la questione in sede regionale, «compatibilmente con il quadro generale e nella consapevolezza dell’importanza dell’argomento e di ciò che esso rappresenta» per il territorio. fonte MESSAGGERO VENETO

 

24.11.2012

MONTAGNA IMBRATTATA: Denuncia del CAI

La montagna imbrattata da scritte “ fuorilegge”. Una situazione che ha indotto il Club Alpino a intervenire. Il presidente regionale del Cai, Antonio Zambon, ha presentato una denuncia ai carabinieri di Cimolais dopo aver riscontrato al presenza di «segni eseguiti da ignoti per il raggiungimento di vette classiche nel territorio comunale di Cimolais». Sottolinea: «Ritenendo che ciò, al di là della questione estetica, possa essere fonte di pericolo per l’ignaro escursionista, si vuole ribadire il fatto che il raggiungimento delle cime deve essere lasciato alla ricerca e alla conoscenza dei singoli». La denuncia è stata sottoscritta oltre che da Cai regionale, dalle sezioni di Cimolais, Claut e Pordenone, dal sindaco di Cimolais e dal presidente del Parco naturale delle Dolomiti Friulane. L’invito del Cai, rivolto a tutti, è di evitare la segnaletica “fai da te” soprattutto al difuori dei sentieri. Il Club Alpino è da tempo impegnato a stimolare la diffusione e la frequentazione degli ambienti montani, con iniziative rivolte ai soci ma utili alla collettività intera, come la manutenzione e la segnaletica dei sentieri per l’avvicinamento degli escursionisti alla montagna, seguendo regole ben precise, assumendo le adeguate autorizzazioni e nel rispetto dei luoghi. L’intendimento è di «lasciare libere da segnali o bollini cime e percorsi», reputando necessarie, per il loro raggiungimento, «conoscenze e informazioni specifiche, nonchè lo studio personale delle guide e delle cartine topografiche». Fonte: Messaggero Veneto

 

 

 RISCHIO CHIUSURA IL PARCO DELLE DOLOMITI FRIULANE

La scure dei tagli si abbatte anche sui Parchi naturali: a causa dell’azzeramento dei fondi nel bilancio regionale, la chiusura è dietro l’angolo per il Parco delle Dolomiti friulane e quello delle Prealpi Giulie. Doccia fredda. Una doccia fredda per quanti operano all’interno delle due aree protette, che comprendono 17 comuni, di cui nove in provincia di Pordenone e otto nell’Udinese. Al di là della funzionalità degli enti, la mancanza di trasferimenti regionali mette a rischio i posti di lavoro: nel Parco delle Dolomiti Friulane, con sede a Cimolais, trovano impiego circa 50 unità, di cui 6 dipendenti e una quarantina di operatori dell’indotto. «Stiamo attraversando un periodo economico difficile, ma riteniamo irragionevole che sia la tutela del territorio montano, già svantaggiato per molti altri motivi, a vedersi praticamente azzerare le poste nel bilancio regionale». Questo il commento dei presidenti Luciano Pezzin e Stefano Di Bernardo, rispettivamente del Parco delle Dolomiti friulane e delle Prealpi Giulie, che, all’incontro con l’assessore regionale Claudio Violino e il vicepresidente del consiglio regionale Maurizio Salvador, non hanno esitato a manifestare disappunto per la scelta, ricordandoe il ruolo fondamentale dei Parchi per la conservazione della natura e la promozione di forme di sviluppo sostenibile.. I presidenti. Pezzin e Di Bernardo hanno richiesto, con forza, il ripristino dei finanziamenti, per non compromettere il percorso di valorizzazione territoriale attivato in territori giudicati marginali sotto il profilo socio-economico e che ha permesso di conseguire rilevanti risultati a livello internazionale, vedi il riconoscimento delle Dolomiti Friulane come patrimonio dell’umanità Unesco e la certificazione delle Prealpi Giulie come area protetta transfrontaliera, col Parco nazionale sloveno del Triglav. L’assessore Violino. Violino ha evidenziato la consistente riduzione dei fondi assegnati agli ambiti di competenza del suo assessorato, passati da 67 a 19 milioni, e sottolineando come da qui sia partita la scelta dei tagli. Per scongiurare la chiusura, sarebbero necessari in totale almeno un milione e 700 mila euro: Violino s’è reso disponibile a rivedere l’inserimento delle poste specifiche nel bilancio. Non va dimenticato, però, come ha evidenziato l’assessore, che spetterà al consiglio regionale dare un chiaro segnale economico in questo senso, rimarcando che sarà impossibile garantire trasferimenti come quelli degli ultimi anni. Per ora, i soli fondi certi ammontano a 110 mila euro, vincolati però al progetto “Dolomiti Unesco” e al catasto delle grotte fonte: Messaggero Veneto

INTERVIENE ANCHE MARURO CORONA

PORDENONE – (lp) «Adesso spero che la popolazione insorga contro questi “curatori fallimentari” della Regione». È durissimo l’attacco di Mauro Corona alle istituzioni che, non garantendo le necessarie poste di bilancio, mettono a rischio la sopravvivenza dei due Parchi del Friuli Venezia Giulia. «Se non si salvano questi gioielli è tutto inutile – ha aggiunto -: la cosa incredibile è che, da un lato, si fregiano del blasone dell’Unesco, e dall’altro chiudono il Parco Dolomiti Friulane che è l’emblema del riconoscimento attribuito. Dobbiamo fare sentire la nostra voce: sarò il primo a sfilare a Trieste se davvero non finanzieranno adeguatamente le aree protette, che sono rimaste le ultime vere sentinelle della tutela ambientale e gli unici soggetti che cercano di salvaguardare flora e fauna». Un accenno anche al rischio occupazionale: «Cinquanta posti di lavoro in montagna equivalgono a 500 in pianura – ha sottolineato l’artista di Erto -. Qui non ci sono alternative. Queste persone hanno realizzato un prodotto straordinario, con Centri Visite, progetti di valorizzazione territoriale, coinvolgimento delle scuole, recupero della memoria del Vajont e non solo, ma anche proposte turistiche ed escursionistiche che ogni anno richiamano migliaia di visitatori. Le Dolomiti Friulane rappresentano l’ultimo esempio di naturalità, non a caso sono tornati a viverci l’aquila e l’orso». Rammarico finale: «Cinque anni fa, mi spesi personalmente, porta a porta, e con dichiarazioni pubbliche, per sostenere Renzo Tondo – ha rammentato Corona -, ma mai avrei creduto che, prima ancora della fine del suo mandato amministrativo, qualcuno dei suoi collaboratori mettesse in dubbio l’utilità del Parco. Un’eresia solo a pensarlo: sono senza parole e arrabbiatissimo. Sembrerà un’enormità, ma penso che se si dovesse scegliere dove tagliare, la martoriata cultura andrebbe comunque sacrificata prima dell’ambiente». Fonte IL GAZZETTINO
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